La rivincita dei “Raccomandati”: Chanel Totti e Filippo Laurino conquistano il trono orientale di Pechino Express
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Che il viaggio verso l’Estremo Oriente si sarebbe concluso con un verdetto a sorpresa, lo si era intuito fin dalle prime battute di questa edizione corsara, ma che a spuntarla sarebbero stati proprio loro, i più giovani in gara, sprovvisti di quella “strategia” che spesso trasforma l’avventura in un calcolo matematico, è stata la vera rivelazione di questa stagione. Chanel Totti e Filippo Laurino, etichettati sin dal primo giorno con il marchio ironico e un po’ pungente dei “Raccomandati” – un riferimento, questo, al peso specifico dei rispettivi genitori, da Francesco Totti e Ilary Blasi fino a Grazia Lopedota – hanno ribaltato ogni pronostico, dimostrando che il pedigree familiare, in fondo, poteva aprire le porte del reality ma non certo garantire l’assedio al tempio sacro della vittoria. Dopo aver macinato oltre cinquemila chilometri attraverso Indonesia, Cina e Giappone, la coppia ha così vinto l’edizione 2026 di “Pechino Express”, lasciando sul gradino più basso del podio gli avversari più quotati.
L’abbraccio decisivo tra i templi di Kyoto e l’asfalto giapponese
L’ultima frazione, snodatasi negli ultimi e adrenalinici 167 chilometri tra Nara, Osaka e l’agognata Kyoto, ha riservato il colpo di scena che spesso manca alle finali giocate sul filo della stanchezza, un episodio quasi surreale che sa più di romanzo di formazione che di gara. Mentre la tensione saliva alle stelle e i “Raccomandati” cercavano disperatamente un passaggio nel traffico caotico del Giappone, è stato l’incontro fortuito con una famiglia italiana a cambiare le sorti della competizione. Dal finestrino di un’auto, Valentina, una bolognese residente in Oriente, ha letteralmente strappato dal ciglio della strada Chanel e Filippo, urlando quella frase che suonava come un incantesimo profano in mezzo al caos cittadino: “Ragazzi, siete di Pechino? Siamo italiani”. A bordo, complice l’incoraggiamento dolcissimo del piccolo Zeno – “Io ti do tutte le forze” – la coppia ha trovato la sponda emotiva che serviva per compiere l’allungo finale verso il Tempio Ninna-Ji, dove la danza ipnotica delle geisha e il tappeto rosso li attendevano per l’incoronazione.
Le Dj, regine di tappa, si arrendono solo nel finale
Ad attendere l’abbraccio finale della produzione, dietro il duo trionfante, c’erano però delle avversarie che per dieci puntate avevano imposto un ritmo quasi implacabile: Jo Squillo e Michelle Masullo. Le “Dj”, forte di quattro tappe vinte e di una sintonia che rasentava la telepatia, sono state le grandi protagoniste assolute di questa edizione, presentandosi alla finalissima con i favori del pronostico e un bagaglio di esperienza che, a conti fatti, non è bastato per gestire l’ansia degli ultimi metri. Un passaggio sfortunato o forse una frazione di secondo persa nel caos logistico di Kyoto le ha costrette a inchinarsi davanti alla freschezza dei due amici, chiudendo una cavalcata memorabile con il secondo posto: un risultato che, nella sua sostanza, vale comunque una medaglia d’onore per la lucidità mostrata in territori ostili.
L’amicizia come unico carburante oltre i riflettori
L’idea, come rivelato a caldo dai protagonisti, non era nemmeno troppo meditata; fu Filippo a suggerire l’avventura, e Chanel, seppur consapevole di quel fardello ironico legato al suo cognome, ha accettato la sfida quasi come un gioco tra ragazzi. Lontani dalle consulenze strategiche che a volte appesantiscono il docu-reality, i due hanno scoperto sul campo una solidità imprevedibile: lui, più grintoso e agonista; lei, apparentemente svogliata ma capace di assorbire la pressione come fosse una normale gita scolastica. Che la loro alchimia fosse autentica lo si è capito anche nella gestione dei momenti di crisi, come quando si sono trovati a dover fronteggiare la memoria del divorzio dei genitori di lei – un dolore privato che, inevitabilmente, è affiorato durante la lontananza da casa. E mentre i social esultano per la rivincita dei “figli di”, a rimanere impressa è la loro capacità di essersi scrollati di dosso l’etichetta senza mai recitare la parte dei ribelli.




