Il mistero della piscina sotterranea e le crepe ignorate: cosa c'è dietro la frana di Formello che ha ucciso Umberto D'Errico
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Redazione Interno
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A Formello, alle porte di Roma, il dolore per la morte di Umberto D'Errico, il macellaio 58enne travolto dal crollo di un costone in via Nazario Sauro giovedì sera, si intreccia ora con una ridda di interrogativi e un’ombra inquietante che plana sulle indagini -3. Se inizialmente la procura aveva concentrato l’attenzione sulla fragilità idrogeologica del territorio, aggravata dalle piogge torrenziali dei giorni scorsi, nelle ultime ore l’inchiesta ha imboccato una pista ben più spinosa, che porta dritta al cuore di una costruzione sospetta e a una catena di segnalazioni, pare, rimaste inascoltate. L’ipotesi, al vaglio degli inquirenti, è che la frana non sia stata un evento puramente naturale, ma il tragico epilogo di una serie di interventi umani non autorizzati e, forse, nemmeno controllati.
Il sospetto principale, suffragato da fotografie che continuano a circolare in rete nonostante la loro rimozione dai canali ufficiali, riguarda l’esistenza di una piscina sotterranea. Una vasca, questa, realizzata a ridosso del costone poi franato, la cui presenza avrebbe potuto compromettere la stabilità del terreno, agendo come un moltiplicatore della forza erosiva dell’acqua. “Possibile che nessuno abbia fermato quegli scavi?”, si chiedono i residenti, mentre la Procura di Tivoli cerca di ricostruire l’iter burocratico di quei lavori, per accertare se fossero stati regolarmente autorizzati o se, come molti sospettano, si sia trattato di un abuso edilizio realizzato in totale dispregio delle più elementari norme di sicurezza. L’acqua, elemento vitale, potrebbe aver trovato in quella vasca interrata una via preferenziale per infiltrarsi e saturare il terreno, trasformando un costone in una massa instabile e pronta a collassare.
L’allarme inascoltato e i sopralluoghi dei vigili del fuoco
Ma a rendere la vicenda ancora più lacerante è la consapevolezza che il pericolo non era invisibile. I residenti della zona, da tempo, avevano imparato a convivere con la paura, osservando le crepe che si allargavano e il muro di contenimento che dava segni di cedimento. Una preoccupazione che si era trasformata in un grido d’allarme preciso e circostanziato, lanciato alle autorità competenti già una settimana prima della tragedia -2. Qualcuno, evidentemente, ascoltò quelle voci: i vigili del fuoco effettuarono un sopralluogo, ispezionando l’area. Un intervento che, però, non portò allo sgombero delle famiglie. Il sindaco di Formello, Gian Filippo Santi, ha spiegato che in quell’occasione non venne firmata alcuna ordinanza di sgombero, limitandosi gli operatori a disporre l’interdizione del passaggio nell’area immediatamente limitrofa al muro -2.
Una decisione, quella di non evacuare le palazzine sottostanti, che oggi, dopo la morte di Umberto D’Errico, appare come un monito silenzioso e terribile. Il figlio della vittima, che viveva con il padre e si è salvato solo perché si trovava in un’altra stanza a guardare la televisione, ha raccontato quei momenti di terrore, un boato sordo che ha squarciato il silenzio della notte, intorno alle 22.30, e poi la furia della terra e dei detriti -2. Oltre a D’Errico, altre due persone sono rimaste ferite, sebbene in modo non grave, e dieci residenti sono stati evacuati d’urgenza, con lo stabile dichiarato inagibile e posto sotto sequestro dalla magistratura -2-3.
La furia dell’acqua e le responsabilità umane
Non un terremoto, quindi, né una fatalità del tutto imprevedibile, ma la furia degli elementi – è vero – esacerbata però da una catena di scelte e, probabilmente, di omissioni. Le piogge incessanti che hanno flagellato il Lazio nei giorni precedenti il cedimento hanno certanto giocato un ruolo cruciale, saturando il terreno e indebolendo le strutture di contenimento -4-5. La posizione collinare di Formello, del resto, è da sempre esposta a fenomeni di dissesto idrogeologico, e l’allerta meteo era stata diramata. Ma l’aggravante, ora al vaglio degli inquirenti, è che quel costone in tufo potrebbe essere stato minato alla base da qualcosa di antropico, come la famigerata piscina, o semplicemente abbandonato a un degrado che le segnalazioni dei cittadini avevano più volte denunciato.
I carabinieri della compagnia Cassia, intervenuti sul posto insieme ai vigili del fuoco e al personale del 118, hanno avviato accertamenti tecnici approfonditi per chiarire le cause del crollo -3. Si indaga per disastro colposo e omicidio colposo, e l’ipotesi è che si possa configurare una responsabilità penale non solo per chi ha eseguito i lavori non autorizzati, ma anche per chi, ricevute le segnalazioni di pericolo, non ha valutato correttamente il rischio, limitandosi a interdire un passaggio pedonale senza mettere in sicurezza le abitazioni. Un quesito amaro echeggia tra le vie del paese: se il sopralluogo dei pompieri avesse portato a uno sgombero, Umberto D’Errico sarebbe ancora vivo?
Il ricordo del macellaio e il sequestro dell’area
Sotto il peso di quella terra e di quei detriti, non è morto solo un uomo, ma un pezzo di storia di Formello. Umberto D’Errico, titolare della macelleria “Il Paradiso delle Carni”, era un volto noto e amato da tutti, descritto dai clienti come una persona gentile e instancabile, un amico più che un semplice commerciante -9. I social in questi giorni si sono riempiti di messaggi di cordoglio, e in tanti lo hanno ricordato con affetto, sottolineando il vuoto incolmabile che lascia nella comunità -6. La sua attività si trovava proprio vicino alla palazzina in cui viveva, un destino beffardo che lo ha visto soccombere a pochi passi dal luogo in cui trascorreva le sue giornate.
La salma è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa dell’autopsia che potrà fornire ulteriori dettagli sulla dinamica esatta della morte. L’intera area di via Nazario Sauro resta transennata e sotto sequestro, mentre i tecnici comunali e i geologi lavorano per mettere in sicurezza il versante, ancora instabile, e consentire eventuali ulteriori rilievi. Il dramma di Formello, al di là del cordoglio, apre ora una ferita profonda nel rapporto tra cittadini e istituzioni, quel senso di abbandono che si prova quando gli allarmi restano inascoltati e la natura, beffarda, si accanisce su chi quel territorio lo abita e lo presidia ogni giorno.




