La morte di Umberto D'Errico a Formello, il boato nella notte e quel muro di contenimento che non ha retto alla pioggia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tarda serata di giovedì 12 febbraio, a Formello, avrebbe dovuto scorrere via nella normale quiete di un paese che vive all’ombra di Roma, e invece un boato sordo, udito distintamente dai residenti di via Nazario Sauro poco prima delle 23, ha lacerato il silenzio preannunciando una sciagura che nessuno avrebbe voluto vivere. Un muro di contenimento, posto a monte del civico 48 e la cui funzione era quella di trattenere la spinta del terreno, ha improvvisamente ceduto sotto la mole delle copiose piogge che da giorni flagellano non solo il Lazio ma anche altre regioni, come la Calabria colpita da esondazioni. Il cedimento strutturale, che secondo le prime stime dei Vigili del Fuoco avrebbe interessato un fronte di circa venti metri, ha liberato una massa informe e violentissima di fango, detriti e terra che si è abbattuta senza pietà sulla palazzina sottostante, un edificio di tre piani che in quel momento ospitava diverse famiglie.

L’allarme è scattato immediatamente, con la chiamata al Numero Unico delle Emergenze che ha mobilitato la Squadra 31/A del distaccamento di Campagnano, il funzionario di servizio dei Vigili del Fuoco, i carabinieri della Compagnia Cassia e le ambulanze del 118. Quando i soccorritori sono giunti sul posto, l’imponenza del disastro era chiara a tutti: una parte del costone era letteralmente franata addosso allo stabile e sotto quella montagna di macerie, nell’appartamento al piano terra, c’era Umberto D'Errico, un uomo di 58 anni che per tutta la vita aveva lavorato dietro al bancone della sua macelleria, conosciuta in paese come “Il Paradiso delle Carni”. Le operazioni di scavo e messa in sicurezza sono state complesse, data l’instabilità dell’area e il pericolo di ulteriori smottamenti, ma i pompieri hanno lavorato con tenacia per raggiungere il punto in cui si trovava la vittima. Purtroppo, quando finalmente ce l’hanno fatta, per Umberto D'Errico non c’era già più nulla da fare: il è stato recuperato senza vita e la salma, come da prassi, è stata messa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa che vengano disposti gli accertamenti irripetibili.

I feriti, l’evacuazione della palazzina e il lavoro degli inquirenti sulla tenuta del versante

L’onda d’urto provocata dal cedimento non ha risparmiato gli altri condomini, e infatti altre due persone che si trovavano all’interno dell’edificio sono rimaste ferite. Si è trattato di due residenti che abitavano presumibilmente al primo piano, i quali, travolti dallo spavento e in qualche caso da una parte dei detriti, hanno riportato traumi e contusioni giudicate non gravi dai sanitari intervenuti: per loro è stato disposto il trasporto in codice giallo presso l’ospedale Sant’Andrea, dove sono stati trattenuti per accertamenti e cure. Ma il pericolo, per chi abitava in quei sei appartamenti che compongono la palazzina, non era affatto cessato con il recupero della salma. I Vigili del Fuoco, dopo aver effettuato una prima ricognizione, hanno constatato che l’intero stabile era ormai inagibile e che la staticità del versante collinare restava estremamente precaria. Per questo motivo è stata disposta l’evacuazione immediata di una decina di residenti, tutti quanti costretti a lasciare le proprie case e a trovare una sistemazione alternativa, mentre l’area circostante il civico 48 è stata transennata e posta sotto sequestro.

Parallelamente ai soccorsi e alla messa in sicurezza, si è messa in moto la macchina investigativa dei carabinieri, chiamati a fare luce su quanto accaduto. L’obiettivo degli inquirenti non è solo quello di ricostruire la dinamica del crollo, ma soprattutto di verificare se quel muro di contenimento abbia retto fino all’ultimo o se invece, dietro la furia degli eventi atmosferici, si celino responsabilità umane legate a una mancata manutenzione o alla sottovalutazione di evidenti segnali di dissesto. Si cercherà di capire se il versante avesse già dato segni di cedimento nei giorni o nei mesi precedenti, e se qualcuno avrebbe potuto fare qualcosa per prevenire una frana che, di fatto, ha trasformato il piano terra di una palazzina in una trappola mortale. L’ipotesi che il forte maltempo abbia agito da innesco è certamente la più accreditata, ma la magistratura dovrà accertare se l’evento fosse prevedibile e se vi siano state omissioni nella valutazione del rischio idrogeologico.

Il ritratto di un uomo stimato, il dolore di un intero paese per il “macellaio per eccellenza”

Mentre i rilievi tecnici sono ancora in corso e la dinamica viene messa a fuoco dagli specialisti, a Formello non si parla d’altro che di Umberto D'Errico e della sua scomparsa, una perdita che ha lasciato un vuoto profondo nel tessuto sociale del paese. Lui non era semplicemente un commerciante che vendeva carne, ma era un punto di riferimento, un uomo che aveva costruito un rapporto di fiducia e di amicizia con i suoi clienti al punto da meritarsi l’appellativo di “macellaio per eccellenza”. La sua attività, situata proprio in via Nazario Sauro, era un luogo di incontro quotidiano, dove la battuta era di casa e dove la professionalità andava a braccetto con la gentilezza. Sui social network, in particolare sul gruppo Facebook dedicato ai cittadini di Formello e sulla pagina Instagram del suo negozio, si sono susseguiti decine e decine di messaggi di cordoglio, tutti concordi nel descrivere Umberto come una persona perbene, educata, sempre disponibile e sorridente. Qualcuno lo ha ricordato come “un amico più che un macellaio”, qualcun altro ha scritto che non era solo un volto conosciuto, ma una persona che arricchiva la vita di chi lo incontrava. L’affetto della gente, in queste ore, si mescola alla rabbia per una tragedia che in molti, guardando le condizioni del muro e l’intensità delle piogge, ritengono forse evitabile, un sentimento diffuso che aleggia tra le stradine del paese e che trova sfogo nei commenti e nelle preghiere per l’uomo che non c’è più.

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