Hamas avverte su Gaza: "Gli ostaggi moriranno", mentre gli Usa pongono il veto all'Onu
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Redazione Esteri
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In un clima già teso, un episodio di violenza ha scosso il ponte di Allenby, l’unico varco aperto verso la Cisgiordania. Un autista giordano, a bordo di un camion carico di aiuti umanitari diretto a Gaza, ha improvvisamente aperto il fuoco contro le guardie di frontiera israeliane. Dopo aver parcheggiato in coda in attesa dei lenti controlli, l’uomo è sceso con una pistola in pugno, uccidendone due – un ventenne e un sessantenne – e tentando di accoltellarne altri prima di essere a sua volta neutralizzato. Un fatto, questo, che si inserisce in un contesto di sicurezza già fortemente compromesso.
Sullo sfondo di tali eventi, gli Stati Uniti, con Donald Trump nuovamente presidente, hanno esercitato per la sesta volta il diritto di veto in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, bloccando una risoluzione che implorava un cessate il fuoco immediato e permanente a Gaza e il rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi. La bozza, avanzata dai dieci membri non permanenti del Consiglio e sostenuta da ben tredici di loro, è dunque naufragata per l’opposizione americana, unico paese a votare contro.
La reazione dell’Autorità nazionale palestinese non si è fatta attendere, definendo “vergognosa” la decisione di Washington, accusata di rendersi complice di un genocidio con il suo sostegno incondizionato a Israele. La risoluzione respinta, che includeva anche la richiesta di revocare tutte le restrizioni all’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia, rappresentava un tentativo di alleviare le sofferenze di una popolazione stremata da mesi di conflitto.




