La nuova "Biancaneve" Disney tra polemiche, flop e retroscena social
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nonostante il debutto al vertice del botteghino mondiale, con 87,3 milioni di dollari incassati nel primo weekend, il live-action di Biancaneve si è trasformato in un caso mediatico che va ben oltre i numeri. Il film, accusato di antispettacolarità e di aver tradito lo spirito del classico del 1937, ha scatenato un dibattito infuocato, alimentato da scelte registiche e casting discussi, senza contare le tensioni sorte dietro le quinte.
Rachel Zegler, attrice di origini colombiane chiamata a interpretare la principessa dalla "pelle candida" dei fratelli Grimm, è finita al centro delle critiche non solo per l’adattamento woke del personaggio, ma anche per le sue posizioni pubbliche. I suoi post a sostegno della Palestina avrebbero infatti inasprito gli attacchi online contro Gal Gadot, sua co-protagonista, esponendola a minacce di morte. Una situazione talmente delicata che la Disney, secondo Variety, ha dovuto ricorrere a un guru dei social media per contenere le polemiche.
Quella che doveva essere una rivisitazione in chiave moderna si è scontrata con quella che Friedrich Von Hayek definiva la "presunzione fatale": l’illusione di plasmare la realtà secondo un teorema ideologico. E se il pubblico ha premiato il film al botteghino, le recensioni lo hanno bollato come un’ora e quarantanove minuti di "carezzevole piattume", lontano anni luce dall’incanto dell’originale.




