Biancaneve, da casalinga a icona femminista: la storia dietro la principessa Disney

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Biancaneve, la prima principessa Disney, ha attraversato un secolo di trasformazioni, passando dall’essere un simbolo di perfezione domestica a un’icona di coraggio e indipendenza. Il personaggio, nato dalla penna dei fratelli Grimm, è stato plasmato da Walt Disney nel 1937 nel primo lungometraggio animato della storia del cinema, un’opera che ha influenzato generazioni di registi, da Orson Welles a Federico Fellini. Ma dietro la voce e l’anima di Biancaneve c’è Adriana Caselotti, una doppiatrice e cantante italo-americana che ha dato vita al personaggio con una delicatezza e un timbro unici, contribuendo a renderlo immortale.

Il live-action di Biancaneve, annunciato di recente, ha però scatenato polemiche. La scelta di Rachel Zegler, attrice di origini polacche e colombiane, per interpretare la protagonista ha diviso il pubblico. Alcuni hanno criticato la decisione, sostenendo che il personaggio, il cui nome evoca l’immagine di una pelle “bianca come la neve”, non dovrebbe essere interpretato da un’attrice latina. Questa presa di posizione, spesso associata a frange conservatrici, ha alimentato un dibattito acceso, con accuse di “wokismo” rivolte alla Disney per aver privilegiato l’inclusività rispetto alla fedeltà alla tradizione.

Tuttavia, il film non si limita a riproporre la storia classica. Il live-action introduce elementi nuovi, come un finale riveduto e una trama che enfatizza temi di giustizia sociale e empowerment femminile. Biancaneve, in questa versione, non è più una figura passiva in attesa del principe azzurro, ma una donna determinata, più interessata a lottare per i diritti dei poveri che a cercare l’amore. Il principe, infatti, è sostituito da un bandito ribelle, una figura che ricorda vagamente Robin Hood, impegnato a contrastare il regime della regina e a redistribuire le ricchezze.

Non mancano, però, le critiche legate alla riproposizione di alcuni aspetti del classico del 1937, come l’infantilizzazione dei nani o il bacio finale, dato senza consenso, che oggi appare anacronistico e problematico. Questi elementi hanno portato alcuni osservatori a definire il film come un tentativo mal riuscito di modernizzare una storia considerata ormai vetusta.

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