Riarmo dell’Europa: ma Elly Schlein che scuse ha?
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Quando la Storia – quella con la “S” maiuscola – bussa alla porta, la politica non può permettersi di rispondere con ambiguità o tentennamenti. Eppure, nel caso del Partito Democratico e della sua segretaria Elly Schlein, la risposta alla risoluzione europea sul riarmo, che prevede uno stanziamento di 800 miliardi in quattro anni per potenziare la difesa continentale, sembra essere stata tutto fuor che chiara. Mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno votato a favore, e la Lega si è schierata contro insieme ai 5 Stelle e ai Verdi, il Pd si è spaccato: 10 voti a favore, 11 astensioni. Una divisione che non solo riflette le tensioni interne al partito, ma solleva anche domande sulla capacità della leadership di Schlein di guidare in un momento così delicato.
La risoluzione, proposta dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, arriva in un contesto internazionale sempre più instabile, con l’Ucraina ancora al centro del conflitto e le relazioni transatlantiche in bilico. Nonostante la gravità della situazione, il Pd non è riuscito a trovare una posizione unitaria, lasciando trasparire un’incertezza che rischia di minarne la credibilità. Schlein, che aveva promesso un chiarimento interno dopo il voto, sta ancora valutando come affrontare la questione. Che si tratti di un congresso tematico, di un referendum tra la base o di stati generali, la decisione è ormai inevitabile. Ma prima di arrivare a quel passaggio, il partito dovrà confrontarsi con un altro nodo cruciale: le comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio dell’Unione Europea del 20 e 21 marzo.
Intanto, in casa Pd, le trame contro la segretaria si fanno sempre più evidenti. C’è chi già sogna una sostituta, chi prepara mosse strategiche per prendere il controllo della situazione, e chi, semplicemente, aspetta il momento giusto per piazzare il colpo. Un gioco politico che ricorda più una fiera che un partito, con alleanze che si formano e si sciolgono nel giro di poche ore. Schlein, che si sente la legittima candidata premier in caso di vittoria alle prossime elezioni, deve ora fare i conti con una realtà interna che non le risparmia colpi.
La divisione sul voto europeo non è l’unico problema. Anche sulla questione ucraina, il Pd ha mostrato crepe evidenti. Mentre Fratelli d’Italia si è astenuta per la durezza della mozione contro gli Stati Uniti, il partito di Schlein non è riuscito a trovare una linea comune, lasciando spazio a interpretazioni e critiche. Una situazione che, secondo alcuni analisti, rischia di indebolire ulteriormente il partito in vista delle prossime sfide elettorali.




