L’Europa divisa sul riarmo e il sostegno all’Ucraina
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Redazione Esteri
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Il vertice straordinario di Bruxelles del 7 marzo 2025 ha messo in luce le profonde crepe che attraversano l’Unione europea, nonostante la formale approvazione del piano di riarmo proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. I 27 Stati membri, pur trovandosi d’accordo sulla necessità di rafforzare le difese continentali, hanno mostrato divergenze significative, in particolare sull’uso dei fondi di coesione e sull’invio di truppe in Ucraina. L’Italia, tra i Paesi più critici, ha espresso riserve nette su entrambi i fronti, sottolineando come il ricorso ai fondi destinati allo sviluppo regionale per scopi militari rischi di minare la coesione interna dell’Ue.
Ma è stata l’Ungheria di Viktor Orbán a rompere apertamente il fronte unitario, rifiutandosi di sottoscrivere la dichiarazione congiunta sul sostegno a Kiev. Orbán, parlando alla radio di Stato, ha lanciato un monito senza mezzi termini: “Se qualcuno è isolato, è l’Ue. Sostenere Kiev la distruggerebbe”. Secondo il premier ungherese, finanziare gli sforzi militari dell’Ucraina non solo rappresenterebbe un errore strategico, ma potrebbe portare al collasso finanziario dell’Unione. Una posizione che, sebbene minoritaria, ha fatto eco a un sentimento diffuso in alcuni Paesi membri, dove cresce la preoccupazione per gli effetti economici e sociali di un impegno prolungato nel conflitto.
Il piano ReArm, approvato nonostante le resistenze, prevede un aumento significativo delle spese militari e il potenziamento delle capacità difensive europee, in risposta a quello che von der Leyen ha definito “un pericolo chiaro e presente”. Accanto a Volodymyr Zelensky, presidente ucraino, e ad Antonio Costa, capo del Consiglio europeo, la presidente della Commissione ha ribadito la necessità di un’Europa più forte e autonoma, capace di proteggere i propri interessi in uno scenario internazionale sempre più instabile.
Tuttavia, il vertice ha anche approvato cinque principi per la pace, che includono il rispetto della sovranità territoriale, la cessazione delle ostilità e la promozione di un dialogo inclusivo. Questi punti, sebbene condivisi sulla carta, sembrano destinati a scontrarsi con la realtà di un conflitto che, dopo anni di combattimenti, non accenna a placarsi. Orbán, dal canto suo, ha ribadito che l’Ungheria non è isolata, ma è l’Ue a essersi allontanata dagli Stati Uniti, accusando Bruxelles di seguire una linea troppo allineata a Washington




