Concordato preventivo biennale, un mezzo flop

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Secondo le prime indiscrezioni rilasciate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), il concordato preventivo biennale (Cpb) ha registrato un'adesione inferiore alle aspettative. Poco più di 500mila partite Iva hanno sottoscritto l'accordo, assicurando all'erario 1,3 miliardi di euro, una cifra che rappresenta poco più della metà dei 2 miliardi preventivati inizialmente. Questo risultato, definito un "mezzo flop" dalla Cgia di Mestre, è attribuito a una minore evasione fiscale rispetto a quanto stimato.

L'Ufficio studi della Cgia di Mestre sostiene che i dati del MEF sull'evasione degli autonomi non siano attendibili. Infatti, i controlli effettuati nel 2023, tra lettere di compliance, accertamenti e verifiche, hanno interessato 3,7 milioni di attività imprenditoriali, pari al 65% circa del totale. Nonostante ciò, il governo sta considerando una possibile proroga del Cpb, con l'obiettivo di raggiungere i 2 miliardi di euro necessari per un nuovo taglio delle aliquote Irpef.

Se la proroga dovesse essere approvata, verrebbero posti alcuni importanti paletti: l'aver regolarmente presentato la dichiarazione dei redditi entro il 31 ottobre 2024 e l'impossibilità di recedere dal patto con il Fisco per coloro che hanno già aderito al concordato. Tuttavia, la Cgia di Mestre sottolinea che il numero di adesioni al Cpb è inferiore alle aspettative proprio perché l'evasione fiscale è meno diffusa di quanto si pensasse.

Il concordato preventivo biennale, pur essendo uno strumento utile per combattere l'evasione fiscale, ha mostrato dei limiti nella sua applicazione pratica.

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