Il concordato preventivo biennale, un flop annunciato
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Redazione Economia
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ROMA — Tra il 10% e il 15%. Numeri da flop. Altro che rivoluzione fiscale: le ultime stime dei commercialisti sulle adesioni al concordato preventivo biennale riportano il governo con i piedi per terra. Percentuali basse, incassi magri. E grandi problemi in vista per Giorgia Meloni, che conta di utilizzare il gettito del patto tra le partite Iva e l’Agenzia delle Entrate per tamponare le richieste di riduzione delle tasse. Stellato (Istituto Friedman): «Il Concordato Preventivo Biennale rischia di essere un flop come il Superbonus». Ogni sistema fiscale dovrebbe mirare alla prevedibilità fiscale e alla certezza del diritto. Agli occhi degli investitori, sia stranieri che nazionali, i cambiamenti improvvisi delle regole sono un segno di inaffidabilità, così come lo sono i Governi ostacolati da burocrazie e sistemi giudiziari che sono spesso troppo lenti.
La delega fiscale n. 111/2023 vede tra i suoi pilastri quello della certezza del diritto, contenendo una espressa delega al Governo per la revisione del sistema tributario e termini di attuazione. Nell’Italia dell’evasione, il concordato è un flop. La deadline per aderire al concordato preventivo biennale scatta domani. Conto alla rovescia per una platea di quasi 5 milioni di Partite Iva che potranno pagare le tasse sulla base di una proposta formulata dall’Agenzia delle Entrate, regolarizzando la loro posizione fiscale a prezzo di saldo. Il governo punta forte su questo strumento ideato dal vice ministro Maurizio Leo, tanto che negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli per aderire.
Concordato preventivo, l'adesione per le partite Iva scade il 31 ottobre: come funziona e a chi conviene. Alla vigilia della scadenza del termine del concordato preventivo, il 31 ottobre, le adesioni sono ancora poche. E riguardano solo quelli che già sanno che è più conveniente pagare l’imposta sostitutiva del concordato, nel 2024 e nel 2025, piuttosto che la normale Irpef. Il governo ci puntava per ridurre l'Irpef e sperava di recuperare fino a due miliardi. Ma alla fine l’esecutivo ha preferito essere prudente: nella Legge di Bilancio non si prevede alcun gettito dal concordato biennale.




