Concordato fiscale, riapertura dei termini ipotizzabile
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il termine per aderire al concordato preventivo biennale tra partite Iva e Agenzia delle Entrate è scaduto alla mezzanotte del 31 ottobre, nonostante i ripetuti appelli dei commercialisti per un rinvio. Tuttavia, l'inventore del concordato, il vice ministro Maurizio Leo di Fratelli d'Italia, aveva parlato di un'attesa di almeno 150mila adesioni, forse 200mila, su una platea di possibili interessati di almeno quattro milioni e 700mila autonomi e partite Iva. Ma non ci si è arrivati, pare, tant'è che i commercialisti stanno premendo sul governo per riaprire i termini dell'intesa fra lo Stato e i contribuenti.
Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera, intervistato da Repubblica, ha dichiarato che una seconda fase del concordato è ipotizzabile, perché no. Sul concordato preventivo biennale, all'indomani della scadenza dell'istituto, si fa sempre più probabile la riapertura dei termini. Forza Italia, attraverso il vicepremier Antonio Tajani, ha ufficializzato la linea del partito, affermando che rinviare il concordato fiscale è una scelta di buon senso. Più sono gli incassi, più si tagliano le tasse al ceto medio, a cominciare dall'Irpef.
Il ministro dell'economia, Giancarlo Giorgetti, ha chiuso la porta alla possibilità di prorogare la scadenza del concordato preventivo biennale, come caldeggiato invece dai commercialisti che si dicono pronti a scioperare. L'entità delle risorse raccolte tramite il concordato dovrebbe essere nota nella seconda metà di novembre, e i proventi potrebbero essere utilizzati dal governo per ampliare il taglio del cuneo fiscale a una parte del ceto medio.
La situazione rimane incerta, con le parti coinvolte che continuano a discutere sulle possibili soluzioni per migliorare l'efficacia del concordato fiscale e garantire un maggiore sostegno ai contribuenti.




