L’assegno unico va dichiarato nel modello 730 e cosa fare con la CU 2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Sono giorni febbrili, per così dire, per i sostituti d’imposta e, di riflesso, per milioni di contribuenti italiani. L’approssimarsi della scadenza del 16 marzo, termine ultimo per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate e la contestuale consegna agli interessati, ha messo in moto la macchina burocratica che produce le Certificazioni Uniche relative ai redditi del 2025. L’INPS, in particolare, ha già reso disponibili online i propri modelli, annunciando di averne elaborate, all’avvio del servizio, la cifra monstre di 26.723.939, un numero che dà la misura dell’operazione di massa che coinvolge pensionati, lavoratori dipendenti e percettori di prestazioni varie. Ma tra questi documenti, cosa accade per l’assegno unico e come ci si deve muovere con la dichiarazione dei redditi, il modello 730/2026? Una domanda, questa, che assilla molti genitori, i quali si trovano a dover districare il nodo se quella prestazione, erogata mensilmente dall’Istituto, vada o meno riportata tra i redditi.

La risposta, in realtà, è più semplice di quanto si possa temere. L’assegno unico e universale per i figli a carico, che l’INPS ha corrisposto per tutto il 2025, costituisce una prestazione economica che, per esplicita previsione normativa, non concorre alla formazione del reddito complessivo del beneficiario. Di conseguenza, e qui sta il punto cardine della questione, non deve essere dichiarato nel quadro dei redditi del modello 730. Tuttavia, questo non significa che i genitori possano tranquillamente ignorare la Certificazione Unica che l’Istituto previdenziale ha messo loro a disposizione. Nel modello CU 2026, infatti, l’importo complessivamente percepito nell’anno precedente a Titolo di assegno unico viene riportato in una specifica sezione, solitamente identificata dai codici che contraddistinguono le somme non soggette a tassazione, ma la sua presenza è dovuta a mere esigenze di controllo e di certificazione. L’INPS, in qualità di sostituto d’imposta a vario titolo per decine di milioni di posizioni, deve comunque certificare tutto ciò che ha erogato, anche se fiscalmente irrilevante, e questo flusso di dati confluirà nella dichiarazione precompilata che l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dei contribuenti a partire dal 30 aprile.

Parallelamente all’assegno unico, la Certificazione Unica INPS 2026 è fondamentale per chi, nell’anno passato, ha percepito dall’Istituto altre somme che di tassabile, invece, ne hanno eccome. Si pensi alla pensione, ovviamente, la cui cu contiene il dettaglio esatto dell’importo annuo lordo, delle trattenute IRPEF e delle addizionali locali, oppure alla NASpI o alla DIS-COLL, che sono indennità di disoccupazione soggette a tassazione. Ottenere questo documento, come spiega l’Istituto, è oggi possibile attraverso una pluralità di canali pensati per semplificare la vita ai cittadini: dall’area personale MyINPS, accessibile con SPID, CIE o CNS, all’app “INPS Mobile”, senza dimenticare il supporto offerto da patronati e CAF, che possono assistere chi non ha dimestichezza con il digitale. Per chi preferisse, c’è anche la possibilità di inoltrare una richiesta tramite PEC all’indirizzo dedicato o di contattare il numero verde.

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