Il Pentagono mette Anthropic alla gogna, ma Microsoft fa muro: la guerra dell’Ia è anche uno scontro tra poteri

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La mossa era stata ampiamente preannunciata, e puntuale è arrivata: il Pentagono ha dichiarato Anthropic, una delle aziende più promettenti nel panorama dell’intelligenza artificiale, un rischio per la catena di fornitura (supply chain risk), una designazione che di fatto la bandisce da qualsiasi contratto con la difesa e con i suoi fornitori. L’ultimatum, fatto pervenire alla società guidata da Dario Amodei, imponeva una resa senza condizioni: rimuovere le salvaguardie che impediscono all’esercito di utilizzare il modello Claude per attività di sorveglianza di massa sul territorio americano o per lo sviluppo di armi completamente autonome. Di fronte al rifiuto dell’azienda, che ha parlato di una decisione illegale e preannunciato battaglia legale, l’amministrazione Trump ha deciso per l’esclusione, scatenando un terremoto che va ben oltre i confini della Silicon Valley.

Se da un lato la Casa Bianca, con il presidente Trump in prima linea, ha bollato Anthropic come un’azienda di “sinistra radicale” guidata da idealisti fuori dal mondo, incapaci di comprendere le priorità della sicurezza nazionale, dall’altro lato lo scontro ha assunto i contorni di una vera e propria resa dei conti nel settore dell’intelligenza artificiale. La mossa del segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha formalizzato il bando, è stata letta come un segnale chiaro: chi fa affari con lo zio Sam deve allinearsi, senza porre condizioni etiche che possano intralciare operazioni ritenute essenziali. E mentre Anthropic si preparava al peggio, il suo rivale diretto, OpenAI, ha colto la palla al balzo, annunciando in tempi record un accordo proprio con il Pentagono per rimpiazzare Claude nei sistemi classificati, una mossa che Sam Altman ha giustificato come necessaria per non lasciare la difesa sprovvista di strumenti cruciali, salvo poi ammettere una certa frettolosità nell’operazione.

Un boomerang giuridico e commerciale: Microsoft continua a distribuire Claude

La decisione del Pentagono, che tecnicamente si applica a tutti i contractor e i partner della difesa, ha creato però un paradosso non da poco. Nonostante il bando, Microsoft, che ha investito miliardi in Anthropic e integra i suoi modelli in piattaforme diffuse come GitHub Copilot e Microsoft 365, ha fatto sapere che continuerà a offrire Claude ai propri clienti, escludendo solamente il Dipartimento della Guerra. I legali del colosso di Redmond hanno studiato la designazione e concluso che l’interdizione non si estende all’intero spettro delle loro attività commerciali, purché non coinvolgano direttamente il Pentagono.

Una crepa importante, questa, nell’argine voluto dall’amministrazione, che rischia di rendere la sanzione molto meno efficace del previsto. Di fatto, Anthropic perde i contratti diretti con la difesa – e si parla di accordi precedenti per 200 milioni di dollari andati in fumo – ma mantiene un canale privilegiato per penetrare nel mercato civile e in quello di altri enti governativi non militari, continuando a distribuire i propri modelli attraverso l’infrastruttura cloud di Azure. La mossa di Microsoft, che ha parlato apertamente di “scelta del modello” come filosofia aziendale, manda un segnale forte al mercato: l’egemonia del Pentagono non si traduce automaticamente in un dettato per l’intero settore tecnologico.

L’etica dell’Ia nella morsa della stabilità: il monito di Mariarosaria Taddeo

Al cuore della disputa, che ha infiammato il dibattito pubblico portando a un boom di download per Claude e a un crollo per ChatGPT, si innestano questioni ben più profonde di una semplice rivalità commerciale. Mariarosaria Taddeo, professoressa di Digital Ethics and Defence Technologies all’Università di Oxford, ha più volte sottolineato come l’introduzione dell’intelligenza artificiale nei teatri bellici – e il riferimento all’utilizzo concreto di questi sistemi nei recenti conflitti, compreso quello con l’Iran, è d’obbligo – generi quello che definisce un “dilemma di stabilità”.

Gli Stati, spiega Taddeo, si sentono obbligati a dotarsi di queste tecnologie per non rimanere indietro, ma così facendo alimentano una corsa agli armamenti algoritmica che aumenta le tensioni internazionali. L’assenza di un quadro normativo condiviso, e la tendenza a interpretare fenomeni nuovi con categorie giuridiche vecchie, crea una zona grigia in cui l’offensiva digitale diventa più conveniente della difesa. In questo contesto, la scelta di Anthropic di ergersi a baluardo di princìpi come la distinzione tra combattenti e civili o il controllo umano sull’uso della forza, sebbene motivata da ragioni etiche, rischia di essere travolta dalla logica della ragion di Stato, che non tollera veti da parte dei fornitori.

La resa dei conti tra Altman e Amodei e il ruolo del governo

Lo scontro ha infine assunto i toni di una polemica personale tra i due ceo, Sam Altman e Dario Amodei. Quest’ultimo, in una nota interna ai dipendenti, ha bollato l’accordo di OpenAI con il Pentagono come una “farsa sulla sicurezza”, accusando il rivale di aver accettato condizioni che di fatto permettono alla difesa di usare l’Ia per qualsiasi scopo legale, un concetto talmente vago da poter includere, in futuro, anche la sorveglianza di massa.

Altman, dal canto suo, ha ribattuto sostenendo che il governo deve avere più potere delle aziende private, e che sarebbe pericoloso per la società se le imprese si isolassero dalle istituzioni democratiche, anche quando non condividono le scelte politiche contingenti. Una posizione, la sua, che se da un lato ha aperto le porte del Pentagono a OpenAI, dall’altro ha scatenato le ire di una parte dell’opinione pubblica e degli stessi utenti, che hanno punito l’azienda con un esodo di massa. La partita, a questo punto, si gioca su più tavoli: quello giudiziario, con il ricorso annunciato da Anthropic; quello commerciale, con Microsoft che fa da parafulmine; e quello etico-politico, dove si decide se l’intelligenza artificiale sarà uno strumento al servizio delle democrazie o un’arma senza freni, capace di erodere quei princìpi che quelle stesse democrazie dicono di voler difendere.

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