Il governo Burnham taglia l'Iva sulle bollette elettriche: primo annuncio, ma è già polemica

Il governo Burnham taglia l'Iva sulle bollette elettriche: primo annuncio, ma è già polemica
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la nuova amministrazione laburista prendeva forma tra le stanze di Westminster, con il premier Andy Burnham che riuniva ieri il primo gabinetto, l'attenzione si è subito focalizzata sull'unica, concreta, misura annunciata per contrastare il caro-vita. Un intervento destinato a far discutere, e non poco, perché se da un lato mira a dare ossigeno alle famiglie, dall'altro porta con sé l'ombra di una continuità con il passato che molti elettori speravano di lasciarsi alle spalle.

La decisione di ridurre l'Iva sulle bollette elettriche, a partire dal prossimo ottobre, è stata presentata come un gesto di rottura, ma i dettagli e i precedenti sollevano più di un interrogativo, in un contesto economico ancora fragile e con l'inflazione che, sebbene in calo, continua a gravare sui bilanci domestici.

Un annuncio tra speranza e scetticismo

Nel corso della prima riunione di governo, il neo-premier Burnham ha voluto dare un segnale forte, cercando di rispondere a quella che è forse la più pressante delle emergenze sociali: il costo dell'energia. "Cosa possiamo fare per alleviare anche solo un po' la pressione sulle spalle delle persone, per dare loro un po' di speranza che l'aiuto arriverà?", ha dichiarato Burnham aprendo i lavori, sottolineando come il provvedimento rappresenti il primo passo di un'agenda che si vorrebbe attenta ai bisogni della popolazione.

Tuttavia, l'entusiasmo per l'iniziativa è stato subito smorzato dalle critiche di chi ha visto in questa mossa un'eco delle politiche già adottate dal precedente esecutivo guidato da Keir Starmer. La sensazione, per molti osservatori, è che il nuovo governo stia faticando a trovare una propria identità, finendo per ripercorrere sentieri già battuti, nonostante la retorica del rinnovamento che ha accompagnato l'ascesa di Burnham.

La riduzione dell'aliquota, nella sostanza, appare come una misura tampone che non affronta le cause strutturali del problema, ma si limita a intervenire su uno dei sintomi più visibili di una crisi che ha messo in ginocchio il potere d'acquisto delle famiglie britanniche.

Una squadra di governo tra conferme e scommesse

La composizione del nuovo gabinetto, annunciata ufficialmente martedì, non ha fatto che alimentare le perplessità sulla reale discontinuità rispetto all'era Starmer. Burnham ha scelto di mantenere al loro posto diversi esponenti di spicco dell'amministrazione precedente, una decisione che appare dettata più da esigenze di stabilità politica che da un autentico ricambio generazionale o ideologico.

In particolare, spicca la riconferma di Shabana Mahmood al ministero degli Interni, una figura che già in passato aveva sollevato accese polemiche per la sua linea su temi controversi come l'immigrazione e la sicurezza. Accanto a lei, Yvette Cooper, che dopo aver ricoperto gli incarichi di ministra degli Esteri e, in precedenza, di ministra degli Interni, assume ora la guida del Dipartimento per la Salute e l'Assistenza Sociale. Un ruolo di grande responsabilità, in un momento in cui il servizio sanitario nazionale, il celebre NHS, è sotto pressione come non mai.

La sua esperienza sul campo, maturata in ruoli chiave della politica interna, rappresenta una scommessa per Burnham, che punta sulla sua competenza per gestire una delle sfide più complesse del suo mandato. Completano il quadro le riconferme di Lucy Powell all'Istruzione, e di altri ministri che garantiscono una continuità amministrativa che il nuovo premier, ex sindaco di Manchester, evidentemente ritiene indispensabile per non disperdere il capitale politico accumulato in questi anni.

Il precedente Starmer e la questione salariale

Il fantasma del governo precedente aleggia inevitabilmente su questa prima, timida, mossa di Burnham. Durante l'era Starmer, il tema del caro-vita era stato affrontato con interventi simili, senza però riuscire a scalfire il malcontento sociale che aveva portato a ondate di scioperi senza precedenti in settori chiave come i trasporti, la sanità e l'istruzione. Il mancato adeguamento dei salari all'impennata dell'inflazione, che per diversi trimestri ha viaggiato a cifre a due cifre, aveva creato un cortocircuito tra le esigenze dei lavoratori e le politiche economiche del governo.

La sensazione, ora, è che la riduzione dell'Iva sulle bollette, per quanto apprezzabile, rischi di essere percepita come una goccia in un oceano di difficoltà, un palliativo che non risolve il problema di fondo della stagnazione dei redditi. Burnham, che durante la sua campagna per la leadership aveva promesso un cambio di passo deciso, si trova ora a dover dimostrare di avere le carte in regola per andare oltre gli slogan e proporre soluzioni strutturali.

La scelta di concentrare il primo annuncio proprio sulle bollette, un tema caldo e immediatamente comprensibile per l'elettorato, tradisce la volontà di costruire un consenso rapido, ma espone il governo al rischio di essere accusato di scarsa originalità e di una certa miopia strategica. Il dibattito, infatti, si è subito spostato sulla reale portata del provvedimento e sulla sua capacità di incidere in modo significativo sulle tasche dei cittadini, che attendono risposte più coraggiose di un semplice sconto fiscale.

Lo scenario economico e le prossime sfide

Il contesto in cui si inserisce la manovra di Burnham è estremamente complesso. Nonostante i segnali di rallentamento dell'inflazione, i prezzi dell'energia rimangono a livelli storicamente elevati, e il costo della vita continua a rappresentare la principale fonte di ansia per la maggioranza della popolazione. La decisione di tagliare l'Iva sulle bollette elettriche, pur avendo il pregio di intervenire direttamente su una voce di spesa pesante, non è esente da critiche.

Alcuni economisti fanno notare come un taglio dell'imposta possa rivelarsi meno efficace di altre misure, come un intervento diretto sul prezzo dell'energia o un rafforzamento del sistema di bonus sociali per le fasce più deboli. Inoltre, la misura avrà un impatto non trascurabile sulle finanze pubbliche, in un momento in cui il debito britannico è già sotto la lente degli osservatori internazionali.

Burnham sembra quindi giocare una partita delicata, cercando di bilanciare le esigenze di bilancio con le pressioni sociali, mentre la sua squadra, composta da figure di comprovata esperienza ma anche da qualche volto nuovo, si prepara ad affrontare i prossimi mesi. La prima riunione di gabinetto ha fotografato un esecutivo che, pur nella sua apparente compattezza, è chiamato a dimostrare sul campo la propria capacità di governare una nazione che chiede risposte concrete.

La prossima scadenza sarà il budget autunnale, dove ci si attende un quadro più completo delle intenzioni del governo, e dove si capirà se il taglio dell'Iva sarà solo un episodio o l'inizio di una strategia economica più ampia e coerente.

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