Dazi, l'allarme di Draghi e Mattarella: "L'Europa è fragile, serve una strategia"
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Redazione Esteri
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Mentre i costruttori edili statunitensi lanciano l'allarme per i rincari del 9,7% sui materiali da costruzione, la questione dei dazi transatlantici continua a pesare come un macigno sui rapporti commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea. La tregua di 90 giorni proposta dalle due sponde dell'oceano, per quanto necessaria, appare già oggi fragile e insufficiente. Le tariffe doganali imposte da Washington – il 20% su acciaio, alluminio e automobili, oltre al 10% su altri prodotti – restano, nelle parole di un diplomatico europeo, «intollerabili e inaccettabili». Una situazione che rischia di innescare una spirale di ritorsioni, con conseguenze imprevedibili per un'economia globale già segnata da tensioni.
A Coimbra, in Portogallo, durante il vertice Cotec, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto toni netti, quasi operistici, per scuotere le coscienze di un'Europa ancora troppo incerta. «Nessun dorma», ha detto, citando Puccini, in un chiaro riferimento alla necessità di svegliarsi di fronte alle minacce che circondano il Vecchio Continente: da una parte il rischio di una guerra commerciale con gli Stati Uniti, dall'altra l'ascesa dei sovranismi interni. Un messaggio che assume ancora più peso se si considera che Mattarella, già nel mirino di Mosca dopo le critiche all'invasione russa dell'Ucraina, ha voluto ribadire l'urgenza di una risposta unitaria.
Non meno diretto è stato Mario Draghi, che nello stesso contesto ha dipinto un quadro ancor più preoccupante. L'ex presidente del Consiglio ha parlato di un «punto di rottura» nelle relazioni internazionali, sottolineando come l'attuale sistema commerciale globale sia ormai in crisi. «Stare fermi non è più un’opzione», ha avvertito, criticando implicitamente l'inerzia di Bruxelles di fronte a sfide che richiederebbero invece una strategia chiara e condivisa. Draghi, che in passato aveva già messo in guardia contro i pericoli del protezionismo, ha smontato con lucidità l'illusione di un ordine economico ancora stabile, evidenziando come i dazi rischino di frammentare ulteriormente il mercato mondiale.




