Mattarella e Draghi scuotono l’Ue su difesa e dazi: "Nessun dorma"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   "Nessun dorma". Con questa citazione dal Turandot di Puccini, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto lanciare un messaggio inequivocabile durante il vertice Cotec a Coimbra, in Portogallo. Un monito che, seppur velato dalla forma letteraria, suona come un richiamo urgente per un’Europa divisa tra la minaccia di una guerra commerciale con gli Stati Uniti e la persistente avanzata dei sovranismi interni.

Mattarella, che nelle ultime settimane è finito nel mirino di Mosca dopo le critiche all’invasione russa in Ucraina – tanto da ricevere l’ambiguo avvertimento della portavoce del Cremlino Maria Zakharova sulle "parole non prive di conseguenze" – ha scelto di non tacere. Al contrario, ha ribadito la necessità di un risveglio collettivo su temi cruciali, dalla difesa comune alla politica industriale, senza trascurare le tensioni commerciali che rischiano di destabilizzare l’ordine globale.

Sulla stessa linea si è mosso Mario Draghi, che nel suo intervento ha dipinto un quadro ancora più netto. L’ex presidente del Consiglio, autore di un rapporto sulla competitività europea che già preannunciava una "lenta agonia" senza riforme, ha messo in guardia contro l’illusione di un sistema commerciale intatto. "Con i dazi siamo a un punto di rottura", ha affermato, sottolineando come la risposta protezionista di Washington – e le possibili contromisure europee – possano segnare un punto di non ritorno.

La posizione di Draghi, che da tempo denuncia le fragilità strutturali dell’Ue, si è fatta ancora più netta. Se l’Europa non saprà dotarsi di una strategia autonoma, capace di andare "oltre l’America", rischia di trovarsi schiacciata tra due fuochi: da un lato, la sfida geopolitica di un mondo sempre più polarizzato; dall’altro, le resistenze interne di chi vede nell’integrazione una minaccia anziché un’opportunità.

Intanto, a Roma, il dibattito politico sembra lontano dall’altezza della posta in gioco. Durante le interrogazioni a risposta immediata alla Camera, il confronto tra il governo Meloni e l’opposizione si è risolto in uno scambio di accuse, con poche concessioni alla sostanza. Un contrasto che, se da un lato riflette le divisioni del Paese, dall’altro rischia di lasciare in secondo piano questioni decisive per il futuro dell’Italia e dell’Unione.

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