Draghi e Mattarella all’Europa: "Nessun dorma" di fronte alla crisi dei dazi e al riarmo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mario Draghi non ha usato giri di parole quando, durante il simposio Cotec a Coimbra, ha descritto l’impatto dei nuovi dazi statunitensi come un "punto di rottura" per l’Europa. "Nulla sarà come prima", ha avvertito l’ex presidente della Bce, sottolineando che, anche con un futuro accordo commerciale, le relazioni transatlantiche sono ormai segnate da una frattura profonda. Al suo fianco, Sergio Mattarella ha ripreso l’immagine del "Nessun dorma" pucciniano, trasformandola in un monito politico: l’Europa, ha insistito, non può permettersi di restare immobile mentre il contesto globale diventa sempre più instabile.

La convergenza tra i due interventi non è casuale. Draghi, che ha delineato con pragmatismo i rischi economici del protezionismo, ha insistito sulla necessità di una risposta unitaria, capace di andare oltre le mere contromisure tariffarie. L’ex premier ha toccato anche il tema del riarmo, legandolo alla competitività industriale del continente, mentre Mattarella ha ampliato il discorso alla dimensione geopolitica, evocando un’Europa che, se vuole contare, deve "svegliarsi" dalla sua letargia.

Il riferimento ai dazi annunciati da Donald Trump – che colpiscono settori chiave come l’acciaio e l’automotive – non è stato l’unico elemento di allarme. Draghi ha ricordato come l’incertezza normativa e la frammentazione delle politiche commerciali rischino di aggravare la crisi energetica e le tensioni sociali già esistenti. Senza un coordinamento, ha aggiunto, l’Ue rischia di trovarsi in una posizione di svantaggio strutturale, non solo verso gli Stati Uniti ma anche di fronte alla Cina, che pure sta ridefinendo le sue strategie di export.

Il tono dei due leader, seppur diverso nello stile, ha ribadito un concetto comune: l’urgenza di un salto di qualità nelle istituzioni europee. Mattarella, più incline al richiamo simbolico, ha parlato di un continente che "sonnecchia" mentre altri attori globali accelerano; Draghi, con il suo approccio tecnico, ha elencato i nodi da sciogliere, dalla burocrazia agli investimenti nella difesa. Entrambi, però, hanno evitato di cadere nella retorica della "comunità in pericolo", preferendo concentrarsi sulle azioni concrete che Bruxelles dovrebbe intraprendere.

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