Dazi Usa, l’Europa si trova a ingoiare rospi mentre il riarmo divide la politica
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Redazione Interno
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L’annuncio dei dazi statunitensi, voluti da Donald Trump, ha colto molti di sorpresa, non solo per l’entità delle misure ma anche per le scelte apparentemente arbitrarie che le hanno accompagnate. Se l’Ucraina è stata colpita con un’aliquota del 10%, ad esempio, Russia, Bielorussia e Corea del Nord ne sono uscite indenni. La motivazione addotta dall’entourage di Trump – il ridotto volume di scambi con questi paesi – non regge, considerando che altre nazioni con interscambi ancora più limitati sono finite nel mirino. Una disparità che solleva interrogativi sulle reali intenzioni della mossa, lasciando l’Unione europea nella posizione di dover digerire, suo malgrado, decisioni che rischiano di penalizzarne l’economia.
Intanto, in Italia, il tema del riarmo europeo continua a dividere la politica. Giuseppe Conte, durante un intervento in Calabria, ha rilanciato la mobilitazione contro il piano da 800 miliardi, definendolo uno sperpero di risorse. Al corteo romano ai Fori Imperiali, accanto ai pentastellati, hanno partecipato anche esponenti di Avs, come Bonelli e Fratoianni, e una delegazione del Pd guidata da Francesco Boccia. Assente Elly Schlein, la segretaria dem che però ha preferito concentrarsi sull’allarme dazi, un fronte che potrebbe avere ripercussioni più immediate sul tessuto produttivo italiano.
Negli Stati Uniti, intanto, gli effetti delle nuove tariffe si fanno sentire persino nei rituali quotidiani. A New York, l’happy hour è diventato più amaro: gli aumenti hanno colpito anche lo spritz, simbolo dell’export enologico italiano, dopo che Trump – astemio convinto, noto per bere solo Diet Coke – aveva minacciato dazi fino al 200% sulle bevande alcoliche europee in caso di mancato accordo. Una mossa che, al di là delle strategie commerciali, sembra dettata da un calcolo politico più che economico.




