A Montecitorio il riarmo divide le opposizioni mentre la maggioranza tace

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Camera dei deputati ha approvato, com’era ampiamente previsto, l’indirizzo del governo sul riarmo e l’aumento delle spese militari al 2% del Pil, un obiettivo che, come noto, rappresenta un impegno preciso nei confronti della Nato. Se da un lato l’esecutivo, che pure ha scelto di non presentare una propria mozione per evitare frizioni interne, ha mantenuto una posizione compatta, è stato il campo delle opposizioni a offrire uno spettacolo di profonda divisione.

Fatta eccezione per Azione, la quale – superando persino Fratelli d’Italia su posizioni di marcato bellicismo e avendo ormai da tempo abbandonato il centrosinistra – si è schierata a favore della linea governativa, il fronte del no è apparso tutt’altro che unito. Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra hanno presentato testi autonomi e contrapposti, evidenziando una frattura insanabile anche in materia di politica estera. Il verde Angelo Bonelli, il cui partito è fortemente critico verso gli impegni atlantisti, ha anzi dichiarato che «se torneremo al governo annulleremo l’accordo Nato voluto da Trump», sottoscritto lo scorso giugno all’Aja.

La giornata parlamentare, caratterizzata da un’aula semideserta e animata solo dai dibattiti delle seconde linee – in un clima così fiacco che c’è chi, in tribuna, ha parlato persino dell’Autosole –, si è ravvivata soltanto al momento del voto. Nell’arco di pochi minuti, tutte e cinque le mozioni presentate dalle opposizioni sono state respinte; tra di esse, quelle che hanno registrato il maggior numero di voti contrari sono state proprio quelle autonome di Italia Viva e Azione, segno di una certa insofferenza trasversale verso le loro iniziative solitarie.

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