Le posizioni dei Paesi Ue sul riarmo europeo: accordo raggiunto, ma il debito divide
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Redazione Esteri
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BRUXELLES – Il Consiglio europeo ha finalmente trovato un’intesa sul piano di riarmo del continente, un tema che da mesi divide i Ventisette tra favorevoli, tiepidi e contrari. Nonostante l’unanimità formale raggiunta nelle conclusioni, le divergenze restano profonde, soprattutto sulla questione del debito e sulla gestione finanziaria del progetto. L’Italia, rappresentata dalla premier Giorgia Meloni, ha espresso una posizione articolata: meno debito, più strumenti comuni e una maggiore partecipazione del capitale privato. Un approccio che, pur non opponendosi al Safe – il fondo da 150 miliardi di euro destinato a sostenere gli Stati membri –, chiede cautela nell’utilizzo di due strumenti specifici e una revisione delle regole del Patto di stabilità.
Il piano, presentato come una risposta alle minacce russe e al progressivo disimpegno americano, non ha convinto tutti. Germania a parte, che si è mostrata pienamente favorevole, Paesi come Francia, Spagna e lo stesso Italia hanno sollevato dubbi sulla sostenibilità e sull’efficacia del pacchetto RearmEu. Le critiche, emerse durante il vertice del 20 marzo, hanno portato a un rinvio delle decisioni più controverse, rinviando al prossimo giugno – o comunque alle prossime settimane – la risoluzione dei nodi irrisolti.
Nel frattempo, il Consiglio europeo ha adottato all’unanimità le conclusioni sulla difesa comune, chiedendo un’accelerazione dei lavori per aumentare la prontezza militare dell’Europa entro i prossimi cinque anni. Un obiettivo ambizioso, che passa attraverso il potenziamento dell’industria militare europea, considerata non solo uno strumento di sicurezza ma anche un volano per l’economia. Il filo rosso che lega i temi del vertice – Ucraina, difesa e competitività – è proprio questo: garantire gli aiuti necessari a Kiev per contrastare l’aggressione russa, mentre si rilancia la produzione industriale del continente.
Tuttavia, il dibattito sul debito rischia di rallentare il processo. Se da un lato c’è chi, come la Germania, spinge per un’implementazione rapida del Safe, dall’altro Paesi come l’Italia insistono sulla necessità di evitare un ulteriore aumento del debito pubblico, proponendo invece meccanismi finanziari più flessibili e una maggiore collaborazione con il settore privato. La premier Meloni, nel suo incontro con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha ribadito questa linea, sottolineando l’importanza di strumenti davvero comuni e di una gestione più attenta delle risorse.




