Addio a Vittorio Messori, lo scrittore cattolico che sfidò il conformismo con «Ipotesi su Gesù»
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Redazione Interno
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Se n’è andato nel giorno in cui i cristiani ricordano la passione, quel Venerdì Santo che lui, forse, avrebbe scelto come simbolico commiato: Vittorio Messori, scomparso a Desenzano del Garda a ottantaquattr’anni – li avrebbe compiuti il 16 aprile –, ha chiuso una vita interamente spesa a inseguire una domanda che, nelle sue stesse parole, suona come un’ossessione lucida. «Ho scritto tanto per cercare di rispondere a una sola domanda: è vero o non è vero? È davvero risorto?» C’è, in questa interrogativa secca, il motore di una produzione sterminata che parte dal lontano 1976, quando pubblicò quel «Ipotesi su Gesù» destinato a diventare un caso editoriale. Non fu sorpreso dal successo, né dalla sua durata, perché aveva intercettato – spiegano i pochi che lo conoscevano davvero – un bisogno taciuto ma urgente: prendere sul serio la fede, restituirle una dignità intellettuale che i salotti benpensanti le avevano negato. La sua penna, asciutta e affilata, ha attraversato decenni di polemiche e conversioni, compresa la propria: nato a Torino nel 1941 in una famiglia di origini emiliane, pane e anticlericalismo sulla tavola di casa, Messori compì i suoi studi sotto la guida di maestri come Norberto Bobbio, in un’atmosfera marcatamente laicista, prima di approdare a quella che sarebbe diventata una delle conversioni più celebri del secondo Novecento italiano.
L’apologetica cattolica perde la sua voce più faconda, quella che parlava in tv e in libreria
Con lui se ne va una certa idea di dibattito pubblico, quello che non temeva lo scontro frontale ma lo cercava con eleganza quasi geometrica. Basti pensare ai duelli televisivi che lo videro opposto al matematico ateo Piergiorgio Odifreddi, all’interno del programma «Porta a Porta» condotto da Bruno Vespa. Da un lato il professore razionalista, autore di «Perché non possiamo non dirci cristiani»; dall’altro Messori, lo scrittore cattolico contemporaneo più tradotto al mondo. In mezzo, Vespa stesso, che oggi ricorda con emozione non solo le scintille in scena ma anche il rapporto umano cresciuto nel tempo, il dietro le quinte fatto di stima reciproca. Quei faccia a faccia sono rimasti nella memoria collettiva come momenti di confronto particolarmente intensi, capaci di restituire dignità a un genere – il dibattito religioso in prima serata – che spesso scivola nel luogo comune o nella recita. Messori, invece, non recitava mai: portava in video la stessa ostinazione che metteva nella scrittura, quella ricerca febbrile che lo ha accompagnato fino all’ultimo respiro.
La critica a papa Francesco che lasciò senza parole il pubblico in città
Chi ha avuto modo di intervistarlo in una delle sue ultime apparizioni pubbliche – un incontro in città, quando presentava un libro dedicato alla Vergine Maria – ricorda ancora lo sconcerto che colpì l’uditorio. Messori, con la sua consueta libertà di giudizio, si lanciò in una dura critica all’allora pontefice Francesco, senza cercar riparo nelle formule diplomatiche. Era anche questo, Vittorio Messori: una voce refrattaria a ogni conformismo, capace di spiazzare tanto i suoi estimatori quanto i suoi critici. Una voce libera, che non chiedeva permessi e non concedeva sconti. In quella circostanza, come in molte altre, emerse il profilo di un intellettuale cattolico atipico, mai allineato, capace di prendere le distanze anche dal proprio schieramento di appartenenza. Un tratto, quest’ultimo, che lo ha reso talvolta scomodo ma sempre autentico.
L’assistente accanto a lui nel giorno di Venerdì Santo, quattro anni dopo la morte della moglie
A vegliarlo negli ultimi istanti – un attacco cardiaco, rapido e senza scampo – c’era la sua assistente personale Rosalia Bontà, colei che lo accudiva da quando, quattro anni fa, proprio di Sabato Santo, era morta la moglie Rosanna Brichetti, giornalista e scrittrice. Una coincidenza temporale che non è passata inosservata: la scomparsa di Messori nel giorno in cui i fedeli commemorano la crocifissione, lo stesso giorno che lui aveva scelto per interrogare la figura di Gesù in quel bestseller del ’76. La vita, a volte, restituisce simmetrie che paiono studiate. Ma c’è poco di studiato, nella fine di uno scrittore che ha dedicato ogni pagina a una sola, enorme domanda. Quella domanda, adesso, rimane sospesa. Lui ha smesso di cercare una risposta. Ma i libri, quelli li ha lasciati qui.




