Addio a Vittorio Messori, il giornalista che trasformò un’inchiesta in un caso editoriale mondiale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notizia, giunta nella serata di venerdì 3 aprile, ha confermato ciò che il suo progressivo declino fisico lasciava ormai presagire: Vittorio Messori, lo scrittore e giornalista capace di vendere milioni di copie analizzando le origini del cristianesimo, si è spento nella sua casa di Desenzano del Garda. L’uomo che aveva imparato il mestiere sulle pagine di cronaca nera per poi diventare il più celebre apologeta cattolico del secondo Novecento, avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 16 aprile. A dare l’annuncio della sua scomparsa, avvenuta proprio nel giorno in cui la liturgia cattolica ricorda la passione di Cristo, è stata la sua assistente personale, chiudendo così un’esistenza trascorsa a cercare risposte storiche e razionali su quel Gesù che lo aveva folgorato nel lontano luglio del 1964.

Dall’ateismo alla “evidenza del cuore”

Nato a Sassuolo, in una famiglia segnata da un marcato anticlericalismo, Messori aveva assorbito la cultura laicista e razionalista dell’Università di Torino, dove fu allievo di giganti come Norberto Bobbio. Eppure, fu proprio la lettura diretta dei Vangeli – un’azione quasi meccanica per uno che credeva solo nei fatti – a innescare quella che lui stesso definì una “evidenza del cuore”. Questa conversione, che sembrava un paradosso per un cronista abituato a verificare le fonti, divenne invece il motore della sua intera produzione intellettuale. Trasferitosi alla “Stampa Sera” dopo una prima esperienza nell’editoria religiosa, Messori non abbandonò mai il mestiere di giornalista, declinandolo però in una forma inedita di inchiesta teologica.

“Ipotesi su Gesù” e il successo planetario

Il culmine di questa singolare commistione arrivò nel 1976, quando pubblicò “Ipotesi su Gesù”. L’editore, che inizialmente ne stampò meno di tremila copie con poca convinzione, dovette presto fare i conti con un fenomeno culturale senza precedenti: quel volume, infatti, superò il milione di copie in Italia e venne tradotto in oltre venti lingue, portando il dibattito sulla storicità di Cristo al centro dei salotti letterari. Messori, schivo e refrattario alla notorietà, reagì a quel successo ritirandosi per mesi in una casa senza telefono nel Monferrato, quasi a voler proteggere la propria fede dalla macchina del consenso. Non fu solo uno scrittore, ma un instancabile intervistatore: a lui si deve il primo libro-intervista con un pontefice, Giovanni Paolo II, oltre a un celebre confronto con il cardinale Joseph Ratzinger, futuro papa, in cui affrontò i nodi più spinosi della dottrina post-concilio.

Il declino e la scomparsa nel giorno di Venerdì Santo

Negli ultimi anni, segnato dalla malattia e dalla scomparsa della moglie Rosanna Brichetti – anche lei giornalista – nel 2022, Messori si era progressivamente ritirato dalla scena pubblica. La sua vita era ormai scandita dalla preghiera e dalla meditazione, lontano dai riflettori che pure lo avevano accecato in gioventù. La sua dipartita, avvenuta a causa di un arresto cardiaco mentre conviveva con un pacemaker, assume una valenza quasi simbolica per i credenti, cadendo nel giorno in cui la Chiesa ricorda la morte di Gesù. Con lui scompare una delle poche voci che seppe usare la grammatica del giornalismo – fatta di domande scomode, subordinate causali e verifiche incrociate – per raccontare il mistero. Non amava le mode né le etichette, e questa indipendenza gli permise di attraversare cinquant’anni di storia italiana senza mai scadere nel luogo comune o nell’agiografia, restando sempre, fino alla fine, un cronista della fede.

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