Morte per difterite a Palermo, i genitori della bambina non vaccinata querelano i tre ospedali che l’hanno curata
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Redazione Salute
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La vicenda della piccola Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni non vaccinata deceduta per difterite a Palermo, si arricchisce di un nuovo e significativo capitolo giudiziario, che sposta l'attenzione dagli obblighi vaccinali inadempiuti alla qualità e alla tempestività delle cure ricevute negli ultimi, drammatici giorni di vita.
I genitori della bambina, attraverso il loro legale, hanno formalmente querelato i tre presidi ospedalieri che si sono occupati della piccola dal 13 al 19 agosto, ovvero l'ospedale Cervello, il Civico e l'ospedale dei Bambini, quest'ultimo strutturalmente dipendente dal secondo. Un atto che introduce un elemento di complessità in un caso già di per sé doloroso e carico di implicazioni medico-legali, spostando il focus sull'operato delle strutture sanitarie in una sequenza temporale che si è rivelata fatale.
La denuncia e la posizione dei genitori davanti alla procura
La decisione dei genitori di procedere con una querela rappresenta una svolta significativa, poiché segna il passaggio da una posizione di difesa a un'azione offensiva nei confronti del sistema sanitario che ha preso in carico la loro figlia.
Attualmente indagati dalla procura di Palermo per il reato di omicidio colposo, con l'accusa di non aver rispettato l'obbligo vaccinale previsto dalla legge per l'iscrizione a scuola, i genitori hanno comunque scelto di depositare tutta la documentazione ritenuta utile agli inquirenti, avvalendosi della consulenza legale dell'avvocato Luigi Marrandino, iscritto al foro di Napoli Nord.
La strategia difensiva, a questo punto, sembra orientata a dimostrare che, a prescindere dalla mancata vaccinazione, la morte della bambina sarebbe potuta essere scongiurata da un intervento medico più celere ed efficace, sollevando così il dubbio sulla corretta gestione clinica del caso nelle diverse fasi del ricovero.
L'indagine epidemiologica e l'impatto sulle coperture vaccinali
Mentre il fronte giudiziario si infittisce, prosegue senza sosta il lavoro dei tecnici dell'Asp di Palermo, impegnati nell'indagine epidemiologica volta a ricostruire la mappa dei contatti avuti dalla piccola Anna Rosa. Un lavoro minuzioso che ha già portato all'individuazione di diciassette persone, le quali sono state sottoposte a un regime di profilassi che prevede la somministrazione sia di antibiotici che del vaccino contro la difterite, per scongiurare il rischio di un focolaio epidemico.
In questo clima di allerta, la risposta della popolazione è stata immediata e misurabile: si è registrato un incremento delle vaccinazioni, con un aumento del 70% per il vaccino esavalente e una crescita addirittura del 211% per le dosi di richiamo, segno che il caso di cronaca ha riacceso i riflettori su una malattia che molti ritenevano ormai debellata.
L'assessore regionale alla Salute, nel tentativo di placare gli animi, ha comunque tenuto a precisare che non esiste un'emergenza epidemiologica in atto, specificando che gli accertamenti sono ancora in corso, ma i dati sulle coperture in Sicilia restano preoccupanti e al di sotto degli obiettivi minimi raccomandati.
Il dibattito sulle scuole e le parole dell'infettivologo Bassetti
Il caso della bambina morta a Palermo ha inevitabilmente acceso un vasto dibattito politico e scientifico, che si è esteso fino a lambire la quotidianità di milioni di famiglie, in particolare in vista dell'imminente inizio dell'anno scolastico. Matteo Bassetti, infettivologo noto per i suoi interventi spesso critici e pungenti sui temi della salute pubblica, ha lanciato un appello preciso, chiedendo di valutare un rinvio dell'apertura delle scuole, almeno per quanto riguarda le primarie.
Secondo Bassetti, prima di far rientrare i bambini in classe, sarebbe "ragionevole" concedere alle autorità sanitarie il tempo necessario per verificare puntualmente lo stato vaccinale di ogni iscritto, procedendo così a eventuali recuperi.
Questa presa di posizione, che si basa sui dati oggettivi che parlano di una copertura vaccinale in Sicilia non adeguata, ha riacceso il confronto sulla necessità di rafforzare le politiche di prevenzione e sul ruolo fondamentale della vaccinazione come unico strumento realmente efficace contro malattie che, come la difterite, non appartengono solo ai libri di storia.
Un caso che riapre le ferite dell'obbligo vaccinale
La tragedia che ha colpito la famiglia Bartolotta si inserisce in un contesto più ampio, quello della lotta quotidiana contro il fenomeno dell'antiscienza e dei movimenti no-vax, che continua a minare gli sforzi della sanità pubblica. La difterite, una malattia infettiva acuta e contagiosa che può causare gravi complicanze come la miocardite o la paralisi, è stata per decenni un incubo per le generazioni passate; oggi, grazie ai vaccini, è diventata una patologia rara nei paesi sviluppati, ma la sua capacità di uccidere non si è affatto attenuata.
Questo caso dimostra come una singola mancata adesione alla profilassi possa avere conseguenze devastanti, ma solleva anche interrogativi complessi sui limiti del sistema sanitario nel gestire emergenze che potrebbero essere prevenute. La decisione dei genitori di querelare gli ospedali, lungi dall'essere un semplice atto di rivalsa, introduce una variabile processuale che potrebbe portare a un esame approfondito delle prassi cliniche, nella speranza che dalla morte di questa bambina possa derivare una lezione per tutti, ma senza che questo possa restituire una vita spezzata troppo presto.
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