Bimba morta di difterite a Palermo, funerali privati e indagine per omicidio colposo
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Redazione Salute
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Sono stati celebrati in forma strettamente privata, nella chiesa di San Filippo Neri, nel quartiere Zen di Palermo, i funerali di Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni e mezzo deceduta la notte tra il 19 e il 20 agosto scorsi all'ospedale dei Bambini a causa della difterite, malattia infettiva batterica contro la quale la piccola non era vaccinata.
A officiare la funzione è stato padre Giovanni Giannalia, parroco dello Zen, mentre il feretro della bambina, la cui scomparsa ha scosso profondamente il quartiere e l'intera città, è stato accompagnato da una folla composta da parenti, amici e residenti, in un clima di profondo cordoglio e raccoglimento.
Le indagini e gli indagati
La vicenda, che ha riportato l'attenzione sulla diffusione di malattie infettive considerate ormai debellate, è al centro di un'inchiesta della Procura di Palermo, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e dalla procuratrice aggiunta Laura Vaccaro. Attualmente, risultano indagati per omicidio colposo i genitori della bambina, Emanuele Bartolotta e Manuela Maggio, ai quali si contesta la scelta di non aver sottoposto la figlia alle vaccinazioni obbligatorie, e otto medici dell'Azienda ospedaliera Civico che hanno avuto in cura la piccola.
La posizione dei sanitari, finiti nel registro degli indagati a seguito di una denuncia presentata dai genitori stessi, verrà valutata alla luce della documentazione clinica già sequestrata e dell'autopsia, il cui esame è stato rinviato e la cui data non è stata ancora fissata. L'avvocato Luigi Marrandino, che assiste la coppia, ha presentato un esposto in cui si ipotizza che alla bambina sarebbero state diagnosticate patologie errate e sottoposte cure inadeguate che potrebbero aver aggravato le sue condizioni.
I genitori, tramite il loro legale, hanno chiesto di essere interrogati per chiarire che la mancata immunizzazione non sarebbe riconducibile a una scelta no vax, bensì a un problema di salute preesistente della bambina; a sostegno di questa tesi, hanno inoltre precisato che gli altri quattro figli della coppia risultano regolarmente vaccinati.
Il quadro sanitario e le coperture vaccinali
Il tragico evento ha riacceso i riflettori sulle coperture vaccinali in Italia, con un'attenzione particolare rivolta alla Sicilia che, secondo i dati riportati da esperti come il professor Giovanni Rezza, si attesta all'85% per la vaccinazione antidifterica, un valore ben al di sotto della soglia di sicurezza del 95% raccomandata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire la cosiddetta immunità di gregge.
A livello nazionale, il quadro presenta disomogeneità significative: se da un lato la media si aggira intorno al 95%, dall'altro vi sono regioni come la Sicilia che faticano a raggiungere questi standard, esponendo una fetta della popolazione, soprattutto i bambini non immunizzati, a rischi concreti. Questo dato, che emerge dall'ultimo report del Ministero della Salute, evidenzia una criticità nel sistema di prevenzione, legata a fattori che vanno dall'organizzazione dei servizi alla difficoltà di intercettare le famiglie e superare le resistenze culturali che si sono stratificate nel tempo.
Prova ne è che, in seguito al decesso di Anna Rosa, si è registrato un incremento del 60% delle richieste di vaccinazione in città, a dimostrazione di come un evento drammatico possa influenzare le scelte individuali in tema di salute pubblica.
Contagi e accertamenti
Nel frattempo, le analisi molecolari condotte dall'Istituto Superiore di Sanità hanno confermato la positività alla difterite anche del cugino della bambina, un bambino di quattro anni che, a differenza di Anna Rosa, aveva effettuato i primi cicli di vaccinazione e che ha sviluppato una forma di malattia molto più blanda, paragonabile a una sindrome influenzale.
I referti di laboratorio hanno evidenziato che i ceppi batterici isolati dai due casi presentano lo stesso profilo di antibiotico-resistenza, suggerendo una stretta correlazione epidemiologica, in attesa del sequenziamento completo del genoma per delineare con certezza la catena di trasmissione.
Secondo quanto riferito, il personale sanitario dell'azienda ospedaliera Civico ha confermato il miglioramento clinico del bambino, tenuto in osservazione e isolamento, e ha sottolineato come la presenza di immunoglobuline antidifteriche a un titolo protettivo abbia giocato un ruolo fondamentale nel contenere la gravità dell'infezione.
L'episodio ha sollevato interrogativi anche sulla gestione dei casi sospetti e sull'importanza di una diagnosi tempestiva, dato che una patologia come la difterite, non essendo più endemica da decenni, può non essere immediatamente riconosciuta dai medici, con il rischio che si verifichino ritardi nelle cure appropriate.
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