Bimba morta di difterite a Palermo, funerali privati e genitori indagati per omicidio colposo
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Redazione Salute
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Si sono svolti in forma strettamente privata, nella chiesa di San Filippo Neri a Palermo, i funerali di Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni deceduta a causa della difterite. A dare la certezza sulla natura letale della patologia che ha colpito la piccola è stata l'autopsia eseguita presso il Policlinico universitario, un esame che ha fugato ogni dubbio residuo sulle cause del decesso.
La vicenda, che ha scosso profondamente l'opinione pubblica, si intreccia ora con un'indagine giudiziaria che vede coinvolti i genitori della bambina e un nutrito gruppo di professionisti sanitari, tutti accusati a vario titolo di omicidio colposo.
Il quadro delle indagini e le posizioni degli indagati
La Procura di Palermo ha iscritto nel registro degli indagati i genitori di Anna Rosa, che avevano scelto di non sottoporre la figlia alle vaccinazioni obbligatorie, insieme a otto medici dell'Azienda ospedaliera Civico, la struttura che aveva preso in carico la bambina durante il suo calvario clinico.
Secondo quanto emerso, la scelta dei genitori di non immunizzare la piccola non sarebbe stata condivisa con gli altri figli della coppia: gli accertamenti dell'Asp, infatti, documentano come gli altri quattro bambini della famiglia risultino regolarmente vaccinati, sebbene con cicli incompleti o in alcuni casi fortemente ritardati, e con richiami somministrati lo scorso 18 agosto proprio all'ospedale dei Bambini.
Attraverso il loro legale, l'avvocato Luigi Marandino, i genitori hanno formalmente chiesto di essere sottoposti a interrogatorio per fornire la loro versione dei fatti e chiarire le ragioni della scelta relativa ad Anna Rosa. La difesa sostiene che la mancata immunizzazione non fosse frutto di una scelta ideologica preconcetta, ma fosse invece legata a una specifica e pregressa problematica di salute che riguardava la bambina, una condizione che avrebbe sconsigliato, a loro avviso, la somministrazione del vaccino.
Le dichiarazioni del presidente dell'Ordine dei Medici dell'Aquila
La tragica scomparsa di Anna Rosa ha suscitato un forte dibattito e dure reazioni da parte del mondo medico e scientifico. Il dottor Alessandro Grimaldi, presidente dell'Ordine dei Medici della provincia dell'Aquila, ha espresso senza mezzi termini la sua amarezza e la sua ferma condanna nei confronti di quelle che ha definito "pericolose credenze" del movimento no vax.
In una riflessione che parte dall'esperienza personale e collettiva vissuta durante la pandemia di Covid-19, Grimaldi ha sottolineato come il vaccino rappresenti uno strumento fondamentale per salvare vite umane, contrapponendolo al dramma che ha colpito la famiglia di Palermo. "Quello che è accaduto a Palermo, la morte di una bambina di 4 anni deve far riflettere, e provoca amarezza - ha dichiarato - per chi come noi ha vissuto sulla propria pelle anche la pandemia del covid, ha visto morire, in una fase in cui non c'erano ancora i vaccini tante persone, e anche nostri colleghi".
Il presidente ha voluto richiamare l'attenzione sulla pericolosità di queste ideologie, che rifiutano la scienza e mettono a repentaglio la salute pubblica, specialmente quella dei più piccoli e indifesi.
Il calvario clinico di Anna Rosa: gli ultimi undici giorni
La ricostruzione degli ultimi giorni di vita di Anna Rosa, così come emerge dagli atti dell'inchiesta e dalle cartelle cliniche, delinea un quadro drammatico e angosciante. Tutto ebbe inizio il 9 agosto, quando la bambina cominciò ad accusare i primi sintomi di febbre. Quella che poteva sembrare una banale infezione si è trasformata in undici giorni di sofferenze, culminati con il decesso alle 2,30 del 20 agosto presso l'ospedale dei Bambini di Palermo.
In mezzo, un calvario fatto di due distinti accessi al pronto soccorso dell'ospedale Cervello, un primo drammatico crollo respiratorio che ha reso necessario il trasferimento d'urgenza all'ospedale Di Cristina. Ed è proprio qui che le condizioni della piccola sono ulteriormente peggiorate, con l'insorgere di una crisi cardiaca che ha reso vani i tentativi di salvarla.
La corsa contro il tempo per procurarsi l'antitossina difterica, l'unico farmaco in grado di contrastare il batterio, si è rivelata purtroppo vana: il siero era disponibile solo ad Agrigento, e il tempo a disposizione era ormai scaduto.
L'inchiesta e le responsabilità dei sanitari
Il fascicolo aperto dalla magistratura non si limita a indagare sulle scelte vaccinali dei genitori, ma punta i riflettori anche sulla condotta dei medici che hanno avuto in cura la bambina. Gli otto sanitari indagati, appartenenti all'Azienda ospedaliera Civico, dovranno rispondere dell'accusa di omicidio colposo.
La procura sta cercando di accertare se vi siano state negligenze o ritardi nella diagnosi e nel trattamento della malattia, considerato che la difterite è una patologia ormai rara nei paesi occidentali grazie alle campagne vaccinali, e che i suoi sintomi iniziali possono essere facilmente confusi con quelli di altre infezioni respiratorie. La mancanza di una diagnosi tempestiva e la difficoltà nel reperire l'antitossina, un farmaco che non è di uso comune e che viene conservato in poche strutture sanitarie, sono al centro degli accertamenti per stabilire se il decesso potesse essere evitato.
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