La Procura per i minorenni di Palermo indaga i genitori della bimba morta per difterite, il cugino vaccinato è positivo ma non è grave
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Redazione Interno
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La procura per i minorenni di Palermo, diretta da Claudia Caramanna, ha aperto un fascicolo di natura civile per valutare la responsabilità genitoriale dei genitori di Anna Rosa Bartolotta.
La bambina di quattro anni e mezzo, deceduta giovedì scorso all'ospedale pediatrico Di Cristina, non era stata vaccinata contro la difterite, una scelta che i genitori, residenti nel quartiere Zen, hanno riferito di aver preso a causa della convinzione, priva di fondamento scientifico, che i vaccini potessero provocare l'autismo, una condizione riscontrata in un loro familiare. La piccola, come i suoi quattro fratelli, non aveva ricevuto il vaccino esavalente, obbligatorio per legge in Italia.
La procura ha già ascoltato i medici e la pediatra che hanno seguito la bambina nei giorni precedenti al ricovero per ricostruire l'intera dinamica e comprendere le ragioni della mancata somministrazione del vaccino.
Un decesso che riporta alla luce una malattia dimenticata
La difterite, un'infezione batterica acuta e potenzialmente letale causata dal Corynebacterium diphtheriae, era diventata una malattia rarissima in Italia grazie alle campagne di vaccinazione di massa. Non si registravano decessi per questa patologia da oltre dieci anni, e l'ultimo caso pediatrico mortale risaliva al 1991.
La tossina prodotta dal batterio può causare gravi danni a organi vitali, come cuore, reni e sistema nervoso, e la sua azione è stata fatale per la piccola Anna Rosa, nonostante i disperati tentativi dei medici che hanno fatto ricorso all'Ecmo, alla dialisi e al siero antidifterico per contrastarne gli effetti.
Il direttore sanitario dell'ospedale Civico di Palermo, Domenico Cipolla, ha dichiarato che per loro si è trattato di difterite, pur attendendo la conferma definitiva dall'Istituto Superiore di Sanità, aggiungendo che "abbiamo fatto davvero l'impossibile" per salvare la bambina.
La positività del cugino e la risposta dei servizi sanitari
Nel frattempo, il cugino di quattro anni di Anna Rosa è stato ricoverato nello stesso ospedale con gli stessi sintomi, ma le sue condizioni sono drasticamente diverse e non destano preoccupazione. Il bambino, a differenza della cugina, aveva regolarmente effettuato i primi tre cicli di vaccinazione, il che ha permesso al suo sistema immunitario di contrastare l'infezione, manifestatasi in una forma molto più blanda, paragonabile a una sindrome influenzale.
Questo caso evidenzia in modo drammatico l'efficacia della profilassi vaccinale nel prevenire le forme gravi della malattia. L'ASP di Palermo ha immediatamente attivato la profilassi antibiotica per i genitori e la famiglia allargata e ha provveduto a vaccinare i tre fratelli della piccola, che finora non avevano ricevuto alcuna immunizzazione. La procura, intanto, ha disposto una verifica urgentissima nelle scuole materne ed elementari della zona nord di Palermo per accertare la presenza di altri bambini non vaccinati.
Le indagini della procura e il dibattito sulle responsabilità
Il fascicolo aperto dalla procura per i minorenni mira a valutare la condotta dei genitori, che hanno rifiutato un vaccino obbligatorio per i propri figli. La pediatra che ha visitato la bambina ha riferito agli inquirenti che nel quartiere Zen esiste una diffusa "credenza popolare" secondo cui le vaccinazioni causerebbero l'autismo, un timore che spinge molte famiglie a rifiutare le immunizzazioni.
Questo caso si inserisce in un contesto più ampio di calo delle coperture vaccinali e di crescente disinformazione, alimentata anche da alcune voci politiche, come sottolineato dall'infettivologo Matteo Bassetti, il quale ha commentato duramente l'accaduto affermando che "non può esistere nel 2026 che un bambino muoia perché non è vaccinato". L'Istituto Superiore di Sanità, dal canto suo, ha ribadito che l'associazione tra vaccini e autismo è stata smentita da decenni di studi scientifici, con 57 ricerche che hanno escluso qualsiasi correlazione.
La madre della bambina ha respinto le critiche in un post sui social, accusando i medici di incompetenza e sostenendo di aver portato la figlia più volte al pronto soccorso senza ricevere cure adeguate.
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