Bimba morta per difterite a Palermo: emergono nuovi dettagli
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Redazione Salute
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La bimba morta per difterite a Palermo è al centro di un’inchiesta dopo il decesso di Anna Rosa Bartolotta, quattro anni, avvenuto nella notte tra il 19 e il 20 agosto all’ospedale dei Bambini. Dagli atti raccolti dalla famiglia nella denuncia presentata agli inquirenti emerge il verbale del primo accesso al Pronto soccorso dell’ospedale Cervello, dove viene indicata la terapia somministrata alla piccola dopo la prima dimissione. Il documento riporta un’alimentazione ricca di carboidrati con pasti piccoli e frequenti e l’integrazione con sali minerali da bere.
Gli atti dell’inchiesta sulla morte per difterite
La ricostruzione contenuta nelle cartelle cliniche descrive un percorso iniziato il 9 agosto, quando è comparsa la febbre, e terminato undici giorni dopo con la morte della bambina. Anna Rosa Bartolotta ha avuto due accessi all’ospedale Cervello, con un primo peggioramento respiratorio che ha portato al trasferimento d’emergenza all’ospedale Di Cristina. Qui si sono verificati anche una crisi cardiaca e la necessità di avviare la ricerca dell’antitossina, disponibile soltanto ad Agrigento.
La diagnosi di difterite è stata successivamente considerata certa. Gli atti dell’inchiesta stanno ricostruendo i passaggi sanitari affrontati dalla bambina prima del decesso e sono stati allegati alla denuncia della famiglia, che chiede di fare chiarezza sulla vicenda. I familiari sono ora indagati per omicidio colposo dopo la scelta di non sottoporre la piccola al vaccino contro la difterite, decisione legata alla convinzione che le vaccinazioni fossero collegate all’autismo di un parente.
La situazione degli altri figli e i certificati vaccinali
Un elemento emerso dagli accertamenti riguarda gli altri quattro figli della coppia. Se Anna Rosa non aveva mai ricevuto alcuna vaccinazione perché i genitori non ritenevano necessarie le immunizzazioni, per gli altri bambini i documenti dell’Asp mostrano una situazione differente. I certificati registrano vaccinazioni effettuate negli anni precedenti, anche se con cicli incompleti o fortemente ritardati.
Secondo quanto riportato negli atti, il 18 agosto gli altri figli hanno ricevuto nuovi richiami vaccinali all’ospedale dei Bambini. La documentazione raccolta nell’ambito dell’inchiesta mette quindi a confronto il percorso della piccola Anna Rosa con quello dei fratelli, evidenziando le diverse situazioni vaccinali presenti nella stessa famiglia. La vicenda è stata seguita anche per il ruolo delle scelte dei genitori rispetto alle immunizzazioni.
Il dibattito dopo la morte della bambina a Palermo
Dopo la morte di Anna Rosa è intervenuto anche Alessandro Grimaldi, presidente dell’Ordine dei Medici della provincia dell’Aquila, che ha commentato il caso ricordando l’esperienza vissuta durante la pandemia di Covid e la fase precedente alla disponibilità dei vaccini. La sua riflessione ha riguardato il rapporto tra prevenzione, vaccinazioni e conseguenze delle scelte sanitarie.
Grimaldi ha definito la morte della bambina un evento che deve far riflettere e ha criticato le convinzioni contrarie ai vaccini, sostenendo che le vaccinazioni rappresentano strumenti capaci di proteggere dalla diffusione di malattie. Il caso di Anna Rosa, intanto, resta legato agli accertamenti sull’assistenza ricevuta, alle informazioni contenute nelle cartelle cliniche e alle verifiche avviate dopo la denuncia della famiglia.
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