Bimba morta di difterite a Palermo, funerali privati e otto medici indagati: l’inchiesta sulla mancata vaccinazione

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Si sono svolti questa mattina nella chiesa di San Filippo Neri, nel quartiere Zen di Palermo, i funerali di Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni deceduta la notte tra il 19 e il 20 agosto scorsi presso l’ospedale dei Bambini. L’autopsia eseguita al Policlinico ha confermato la causa del decesso, riconducibile a un’infezione da difterite. La cerimonia è stata celebrata in forma strettamente privata, con la presenza esclusiva dei familiari più stretti e di pochissime altre persone legate alla famiglia.

Le indagini e gli indagati

La Procura di Palermo ha iscritto nel registro degli indagati i genitori della piccola, entrambi accusati a vario titolo di omicidio colposo, insieme a otto medici dell’Azienda ospedaliera Civico che avevano avuto in cura la bambina nei giorni precedenti al tragico epilogo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Anna Rosa non era stata sottoposta ad alcuna vaccinazione, una scelta che i genitori, come emerso dagli atti, avevano giustificato in base alla convinzione che il vaccino potesse essere correlato a disturbi neurologici, in particolare all’autismo di un parente.

Il collegio difensivo, rappresentato dall’avvocato Luigi Marandino, ha formalmente chiesto di procedere all’interrogatorio dei genitori, i quali intendono chiarire che la mancata immunizzazione della figlia non derivava da una pregiudiziale ideologica contro i vaccini in senso assoluto, bensì da uno specifico e documentato problema di salute della bambina, che avrebbe sconsigliato, a loro dire, la somministrazione.

La posizione degli altri figli e i certificati vaccinali

Un elemento che complica il quadro emerso dalle prime verifiche, e che alimenta le contraddizioni della vicenda, riguarda la situazione vaccinale degli altri quattro figli della coppia. Dai certificati dell’Asp di Palermo, infatti, risulta che per questi ultimi erano state eseguite vaccinazioni nel corso degli anni precedenti, sebbene con cicli incompleti o comunque caratterizzati da forti ritardi rispetto ai calendari raccomandati.

Inoltre, gli accertamenti hanno rivelato che il 18 agosto, proprio all’ospedale dei Bambini dove poi Anna Rosa sarebbe deceduta, i genitori avevano autorizzato nuovi richiami per gli altri figli, un particolare che gli investigatori stanno valutando con attenzione perché potrebbe contribuire a delineare il confine tra una scelta consapevole e un’eventuale negligenza, e perché apparentemente stride con la motivazione addotta per la figlia più piccola.

Le reazioni nel mondo medico

La drammatica notizia ha suscitato sconcerto e un acceso dibattito nella comunità scientifica e tra i professionisti della salute. Il dottor Alessandro Grimaldi, presidente dell’Ordine dei Medici della provincia dell’Aquila, ha espresso una netta condanna della vicenda, richiamandosi all’esperienza della pandemia da Covid-19, quando molti persero la vita in assenza di strumenti di prevenzione.

Grimaldi ha definito inaccettabile il decesso di una bambina per una malattia prevenibile come la difterite, sottolineando come i vaccini rappresentino uno degli strumenti più efficaci per salvare vite umane e come le credenze no vax possano avere conseguenze tragiche e irreversibili. Il caso di Palermo, per il presidente dell’Ordine aquilano, deve servire da monito contro la diffusione di teorie pericolose che minano le campagne di immunizzazione e mettono a repentaglio la salute dei più piccoli.

Le responsabilità dei sanitari

L’iscrizione nel registro degli indagati degli otto medici che hanno avuto in cura la bambina ha aperto un fronte giudiziario parallelo a quello che coinvolge i genitori. I sanitari, che operano all’interno di una delle principali strutture ospedaliere della regione, dovranno rispondere dell’operato prestato nei giorni che hanno preceduto il ricovero e il successivo decesso.

La Procura intende verificare se vi siano state omissioni o ritardi nella diagnosi e nella somministrazione delle terapie, se la difterite fosse stata tempestivamente riconosciuta e se i protocolli di intervento fossero stati seguiti correttamente. L’esito dell’autopsia ha già fornito un dato certo sulla causa della morte, ma ora gli inquirenti devono ricostruire l’intera catena di eventi, comprese le modalità con cui la bambina è stata presa in carico e le decisioni cliniche assunte, per stabilire eventuali profili di colpa professionale.

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