Difterite in Sicilia, la Regione vara il piano straordinario: task force e vaccini nelle scuole
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Redazione Salute
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Due casi di difterite, entrambi all'interno dello stesso nucleo familiare a Palermo, hanno riacceso i riflettori sulla prevenzione vaccinale in Sicilia; la Regione, per quanto inviti a evitare allarmismi e non rilevi allo stato attuale alcun focolaio epidemico, considera l'episodio un segnale che non può essere ignorato, soprattutto perché riguarda una malattia che la vaccinazione ha reso negli anni sempre più rara.
La morte della piccola Anna Rosa Bartolotta, quattro anni, deceduta il 20 agosto, e la positività al Corynebacterium diphtheriae riscontrata in un cuginetto coetaneo regolarmente vaccinato, che ha sviluppato una forma non grave ed è già tornato a casa, hanno impresso una decisa accelerazione alle decisioni dell'assessorato regionale alla Salute.
L'episodio ha spinto le istituzioni a predisporre un intervento straordinario per arginare il rischio di diffusione del batterio e recuperare le coperture vaccinali, ferme in Sicilia all'85,13% per il ciclo di base a 24 mesi, un dato ben al di sotto della soglia di sicurezza del 95% raccomandata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
La task force e le misure straordinarie
A fronte di questa situazione, l'assessore alla Salute Marcello Caruso ha firmato il 24 agosto un decreto che istituisce una task force straordinaria, presieduta da Giacomo Scalzo, direttore generale del Dasoe, con il compito di monitorare l'eventuale comparsa di nuovi casi e avviare un piano di recupero su larga scala delle vaccinazioni in età pediatrica.
La nuova cabina di regia, che riunisce pediatri, infettivologi, igienisti ed epidemiologi, agisce su due fronti: da un lato, il tracciamento rigoroso dei contatti del caso indice e l'eventuale somministrazione di profilassi antibiotica e richiami vaccinali; dall'altro, la verifica capillare dello stato immunitario della popolazione infantile, in particolare nella fascia tra zero e sei anni, per individuare sacche di sotto-vaccinazione.
Caruso ha parlato di un "campanello d'allarme" che impone di agire con determinazione, e ha annunciato che l'obiettivo è intervenire prima che le falle nelle coperture possano trasformarsi in un problema di sanità pubblica, sottolineando che l'ostinazione di alcuni a non vaccinarsi non riguarda solo la persona che compie quella scelta.
La strategia nei territori: anagrafe vaccinale e scuole
Uno degli strumenti chiave su cui punta la Regione per rendere efficace questa strategia è l'Anagrafe vaccinale unica regionale (Avur), che dal primo settembre sarà accessibile anche agli operatori dei Pronto soccorso; ciò significa che, durante un accesso in emergenza, sarà possibile verificare rapidamente la situazione vaccinale del paziente, ma l'utilità di questo strumento, spiegano i tecnici, va oltre il singolo caso, perché i dati raccolti consentiranno di individuare distretti e territori nei quali le coperture risultano insufficienti, permettendo alle Aziende sanitarie di predisporre
Interventi mirati. Proprio nei territori considerati più critici, la Regione intende portare la prevenzione direttamente nei luoghi frequentati dai bambini, istituendo punti vaccinali all'interno delle scuole, un tentativo concreto di non attendere che siano le famiglie a rivolgersi ai servizi sanitari.
Un'altra misura annunciata riguarda i punti nascita: la proposta è che ai genitori venga consegnato il libretto vaccinale del neonato insieme all'indicazione della prenotazione presso il centro vaccinale, per evitare che si perda il contatto con le famiglie proprio quando inizia il calendario vaccinale.
Il contesto: coperture in calo e silenzi politici
Il quadro delle coperture vaccinali in Sicilia appare a dir poco preoccupante se si considera che, secondo gli ultimi dati del ministero della Salute relativi al 2024, l'isola registra il valore più basso tra Regioni e Province autonome per la copertura antipolio a 24 mesi, utilizzata come indicatore dell'esavalente, che comprende anche la difterite; questo dato, se da un lato non spiega perché la piccola Anna Rosa sia arrivata a quattro anni senza essere vaccinata, dall'altro rende inevitabile interrogarsi sul funzionamento della chiamata attiva e del recupero degli inadempienti.
La legge 119 del 2017, che ha reso obbligatorie dieci vaccinazioni per i minori, non è stata abrogata, ma la sua applicazione appare disomogenea, e il caso di Palermo ha riportato l'attenzione anche sul silenzio dei vertici politici nazionali, che otto giorni dopo la tragedia non avevano ancora rilasciato dichiarazioni pubbliche, lasciando spazio a interpretazioni e ambiguità proprio mentre una morte ricordava perché alcune vaccinazioni sono state rese obbligatorie.
L'effetto immediato della notizia, comunque, si è fatto sentire: dal 17 al 27 agosto, nei centri dell'Asp di Palermo, sono state somministrate 9.745 vaccinazioni, con un aumento del 60% rispetto allo stesso periodo del 2025, e per l'esavalente l'incremento è stato addirittura del 70%, un segnale che la paura può talvolta supplire alle carenze della comunicazione istituzionale.
Il caso di Anna Rosa e il procedimento giudiziario
Mentre la macchina della sanità regionale si mette in moto, prosegue il procedimento giudiziario sulla morte della bambina, con i genitori indagati per omicidio colposo e l'autopsia, eseguita all'Istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo, che ha confermato la presenza di una grave e diffusa infezione nel corpo della piccola.
I genitori, che si difendono dicendo di non essere no-vax, hanno annunciato che il loro legale presenterà un'istanza per chiedere alla Procura di Palermo di ascoltarli nuovamente; nel frattempo, l'Asp di Palermo ha chiarito che non ci sono nuovi casi di contagio oltre ai due già noti, e che l'attenzione dei sanitari si è concentrata su un gruppo di persone individuate attraverso la rete dei contatti della bambina, avviando le attività previste dai protocolli, con verifica dello stato vaccinale e monitoraggio delle condizioni cliniche.
L'Istituto Superiore di Sanità, confermando la diagnosi, ha ricordato che non esiste alcuna correlazione tra vaccini e autismo, smentendo di fatto le teorie che spesso circolano nei dibattiti pubblici e che possono influenzare le scelte delle famiglie.
L'assessore Caruso ha sottolineato come la vicenda coinvolga due interessi tutelati dalla Costituzione - il diritto alla salute e il diritto all'istruzione - e abbia annunciato un confronto con i pediatri e l'Ufficio scolastico regionale per definire come intervenire prima dell'inizio dell'anno scolastico, verificando i limiti della normativa sulla frequenza in assenza di certificazioni.
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