Allarme difterite in Sicilia, la Regione istituisce una task force e punta sui vaccini nelle scuole
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Redazione Salute
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Due casi di difterite, entrambi all'interno dello stesso nucleo familiare, hanno riacceso i riflettori sulla prevenzione vaccinale in Sicilia. La Regione ha subito invitato a evitare allarmismi, assicurando che allo stato attuale non viene rilevato alcun focolaio epidemico, ma l'episodio – che ha coinvolto una bambina di quattro anni non vaccinata, deceduta, e un cuginetto coetaneo vaccinato che non versa in gravi condizioni – rappresenta un segnale che non può essere ignorato, soprattutto quando riguarda una malattia che la vaccinazione ha reso sempre più rara.
La conferma della diagnosi, con il rilevamento del gene della tossina della difterite respiratoria, è arrivata dall'Istituto Superiore di Sanità, che ha anche ricordato come non esista alcuna correlazione tra vaccini e autismo.
Una task force per fronteggiare l'emergenza e recuperare le coperture
L'assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, ha firmato un decreto che istituisce una task force per monitorare l'evoluzione del sospetto cluster epidemico e predisporre un piano di interventi straordinari. Il gruppo di lavoro, presieduto dal dirigente generale del Dasoe, Giacomo Scalzo, dovrà limitare l'eventuale circolazione del batterio e proporre iniziative per raggiungere la copertura ottimale per le vaccinazioni obbligatorie e per quelle del Piano vaccinale regionale.
L'attenzione, ha spiegato Caruso, si concentra in particolare sulla fascia di età 0-24 mesi e sul primo richiamo previsto per i bambini tra i 5 e i 6 anni, in prossimità dell'accesso alla scuola primaria, ma anche sulle coperture contro il morbillo, dopo l'aumento della circolazione del virus segnalato dall'Istituto superiore di sanità.
"Dobbiamo agire affinché la gente si vaccini, perché l'ostinazione di qualcuno a pensare di non vaccinarsi non riguarda soltanto la persona che compie questa scelta, ma un'intera comunità", ha dichiarato l'assessore, sottolineando il dovere delle istituzioni di intervenire per garantire la massima copertura.
Scuole e pediatri al centro delle prossime misure
In vista della riapertura delle scuole, la Regione sta interloquendo con le Asp e con l'Ufficio scolastico regionale per capire come intervenire prima dell'inizio dell'anno scolastico. L'anti-difterica rientra tra le vaccinazioni obbligatorie previste dal decreto legge 73 del 2017, convertito nella legge 119, ma la normativa distingue tra le diverse fasce scolastiche.
Per i bambini fino a sei anni, il rispetto degli obblighi vaccinali costituisce un requisito per l'ammissione ai servizi educativi e alle scuole dell'infanzia, mentre dai sei anni in poi la mancata vaccinazione non impedisce la frequenza, ma l'Asp è tenuta a convocare i genitori per sollecitare l'adempimento, con il rischio di una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro.
L'infettivologo Matteo Bassetti ha suggerito di valutare un breve rinvio dell'inizio delle lezioni, almeno nelle scuole primarie, per consentire alle autorità sanitarie di verificare puntualmente lo stato vaccinale degli iscritti e completare i percorsi di recupero, sottolineando come la vaccinazione contro la difterite sia obbligatoria e come il ministero della Salute indichi proprio l'ingresso nella scuola primaria come momento importante per il richiamo.
La Regione ha annunciato un incontro con i pediatri per rafforzare la collaborazione e dare ai cittadini tutte le informazioni necessarie, preparando anche un'attività informativa rivolta alla popolazione.
Il silenzio del governo e il balzo delle vaccinazioni
Mentre la Regione Siciliana si muove, il silenzio dei vertici politici nazionali appare sempre più pesante. A otto giorni dalla tragedia, non risultano dichiarazioni pubbliche della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, del ministro della Salute, Orazio Schillaci, o del capo del Dipartimento della prevenzione, Maria Rosaria Campitiello. Il profilo istituzionale X del Ministero ha continuato a pubblicare contenuti su altri temi, come le proprietà dell'albicocca, senza menzionare la difterite.
Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha definito il silenzio "un problema", ricordando che la prevenzione, quando funziona, rende invisibili le malattie che evita, ma che la morte di una bambina ha riportato quel rischio nella realtà e richiederebbe una presa di posizione chiara. Nel frattempo, i cittadini hanno reagito: dal 17 al 27 agosto, nei centri dell'Asp di Palermo, sono state somministrate 9.745 vaccinazioni complessive, il 60% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con un aumento del 70% per l'esavalente.
Un segnale importante in una Regione che nel 2024 registrava una copertura antidifterica a 24 mesi all'85,1%, ben al di sotto del dato nazionale del 94,5%.
L'indagine epidemiologica e il tracciamento dei contatti
Le indagini dell'Asp di Palermo si stanno concentrando sull'individuazione del cosiddetto "paziente zero" e sul monitoraggio di tutti i contatti della famiglia colpita. L'assessore Caruso ha chiarito che le verifiche sono state estese agli ambienti e al territorio frequentati dalla bambina, per escludere la presenza di eventuali altri casi, e che i dieci soggetti risultati positivi al test erano tutti vaccinati e non hanno presentato complicazioni.
La task force, oltre a seguire l'evoluzione epidemiologica, ha il compito di proporre interventi straordinari per limitare la circolazione del batterio, consapevole che la difterite è una malattia che, sebbene rara, può avere esiti letali, come dimostra la vicenda della piccola Anna Rosa.
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