Papa Francesco, il pontificato che ha segnato un’epoca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il 13 marzo 2013, con l’elezione al soglio pontificio di Jorge Mario Bergoglio, la Chiesa cattolica si apriva a una stagione inedita, segnata da un linguaggio diretto e da gesti che hanno spesso sorpreso, se non scandalizzato, le cancellerie vaticane. Morto il 21 aprile 2025 a 88 anni, dopo 4.422 giorni di regno – il secondo pontefice più longevo dopo Leone XIII – Francesco lascia un’eredità fatta di viaggi, parole scomode e una Chiesa che ha cercato, non senza contraddizioni, di uscire dai palazzi per abitare quelle "periferie" a cui ha sempre dedicato particolare attenzione.

Nei suoi 12 anni di pontificato, Bergoglio ha visitato 66 Paesi in 47 viaggi apostolici, toccando tutti i continenti: dal Brasile, dove nel 2013 incontrò milioni di giovani per la Giornata mondiale della gioventù, alla Grecia, dove denunciò la "globalizzazione dell’indifferenza" di fronte alla crisi dei migranti, fino alla Thailandia, dove ribadì l’importanza del dialogo interreligioso. Ogni spostamento, per lui, non fu mai una semplice formalità, ma un’occasione per immergersi nella storia e nelle ferite delle popolazioni locali, portando con sé, come amava ricordare, un libro da leggere durante gli spostamenti.

Quella di Francesco è stata anche una papato prolifico sul piano dottrinale, con quattro encicliche – tra cui Laudato si’, manifesto di un’ecologia integrale – e oltre 50 libri pubblicati. Ma è sul fronte politico che il suo magistero ha suscitato le reazioni più accese. Sia sull’Ucraina che su Gaza, il pontefice ha contrapposto alle logiche belliciste di Stati Uniti ed Europa un appello insistente al disarmo e alla mediazione. Nell’ultima omelia pasquale, pochi giorni prima della morte, aveva lanciato un monito inequivocabile: «Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo», frase che suonò come una condanna senza appello alle politiche di riarmo occidentali.

Altro tratto distintivo del suo governo fu la scelta di valorizzare figure legate alle lotte sociali, specie in America Latina, accelerando processi di canonizzazione come quelli di Oscar Romero e dei martiri di La Rioja. Con lui, il conclave si arricchì di 149 nuovi cardinali, 110 dei quali elettori, ridisegnando una geografia ecclesiastica sempre più orientata verso il Sud del mondo.

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