Giorgetti e la sfida della prossima manovra: scostamento di bilancio e le gaffe fiscali di Tajani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha ufficialmente messo sul tavolo la strategia che il governo intende seguire in vista del prossimo ciclo di bilancio, destinato a entrare nel vivo a settembre. In un intervento chiarificatore, il titolare del Mef ha annunciato che la prossima settimana l'esecutivo chiederà al Parlamento il mandato per attivare la clausola nazionale di deroga al Patto di stabilità, una mossa che, se approvata, spalancherà scenari significativi in termini di scostamento di bilancio.

"Questo aprira' degli spazi significativi di bilancio in termini di scostamento", ha dichiarato Giorgetti, sottolineando tuttavia che questi margini, proprio per la loro natura, dovranno essere impiegati con grande intelligenza e in modo estremamente mirato, senza cadere nella tentazione di interventi a pioggia.

Gli spazi di manovra e la prudenza del Mef

Le dichiarazioni di Giorgetti tracciano i confini entro cui si muoverà la prossima legge di Bilancio, l'ultima della legislatura prima delle elezioni del 2027.

La clausola nazionale di deroga, che consente all'Italia di discostarsi dai vincoli europei, rappresenta uno strumento potente ma potenzialmente pericoloso, come del resto spiegato da un'analisi del Sole 24 Ore in cui si evidenzia che uno scostamento, in particolare se legato a misure elettorali, potrebbe inasprire il rapporto con Bruxelles e mettere a rischio l'obiettivo dell'uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo prevista per il 2027.

I margini di finanza pubblica che si apriranno, quindi, dovranno essere dosati con attenzione per evitare contraccolpi sui mercati, visto che il debito pubblico italiano è destinato a salire, con la spesa per interessi che dovrebbe toccare quota 111,5 miliardi nel 2029.

Il decalogo fiscale di Tajani e la gaffe sull'Irpef

In questo clima di attesa, il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani ha provato a giocare d'anticipo sul terreno della pressione fiscale, presentando un pacchetto di proposte per "abbattere le tasse" rivolto principalmente al ceto medio.

In un'intervista a Libero, rilanciata anche tramite un video social con lo slogan "meno tasse, meno tasse, meno tasse", Tajani ha snocciolato un vero e proprio decalogo: detassazione delle tredicesime, abolizione o riduzione del bollo auto e moto, detrazioni immediate per le spese sanitarie e un'estensione della flat tax incrementale per chi produce di più.

Tuttavia, la sua offensiva politica è stata minata da un clamoroso passo falso: il leader azzurro ha infatti proposto "la riduzione dell'aliquota Irpef dal 35 al 33% per i redditi fino a 60mila euro", un obiettivo che però la stessa maggioranza ha già raggiunto con la legge di Bilancio 2026, quando il secondo scaglione Irpef, applicato ai redditi tra 28mila e 50mila euro, è stato ridotto proprio al 33%.

La replica delle opposizioni e i dubbi sulle coperture

La gaffe di Tajani, che di fatto annuncia il taglio di un'aliquota già abbassata, ha immediatamente scatenato le reazioni delle opposizioni. Da sinistra, Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno parlato di mera "propaganda", accusando il governo di aver in realtà raggiunto il record di pressione fiscale degli ultimi vent'anni e di non aver fatto nulla per migliorare concretamente la vita degli italiani. Nel mirino delle critiche sono finite anche le modalità di copertura delle misure proposte da Tajani, che ha evocato i risparmi privati degli italiani (tra 1.800 e 2.000 miliardi) per finanziare partenariati pubblico-privati, un'idea che, secondo i detrattori, appare poco chiara nei meccanismi di attuazione e nei reali effetti sul bilancio. La stessa proposta di estendere l'aliquota ridotta fino a 60mila euro solleva interrogativi sui costi, che andrebbero ben oltre i 2,7 miliardi già stanziati per la riduzione dello scorso anno.

La strategia del governo tra deroga e conti pubblici

Al netto delle polemiche, la linea tracciata da Giorgetti appare per ora l'unico binario certo per l'esecutivo. Il ministro ha ribadito che il ciclo di bilancio, che inizierà a settembre, dovrà utilizzare al meglio la possibilità offerta dalla deroga, ma sempre in un'ottica di grande responsabilità. La prudenza suggerita dal Mef sembra dettata anche dalla necessità di trovare un difficile equilibrio tra le esigenze di una campagna elettorale imminente e il rigore richiesto dai parametri europei.

Se da un lato la deroga offre spazi "significativi", dall'altro il governo è consapevole che ogni scostamento deve avere una finalità chiara e produttiva, come fronteggiare il caro energia conseguente al conflitto in Iran, e non può trasformarsi in una manna per misure elettorali a pioggia. La prossima settimana, con la richiesta di mandato al Parlamento, si capirà se la maggioranza riuscirà a mantenere questa fragile sintonia tra ambizioni fiscali e solidità dei conti.

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