Paura al largo di Gallipoli, uno squalo mako ferito urta un motoscafo durante la pesca

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Acque cristalline e un pomeriggio di tranquilla pesca trasformato all’improvviso in un incubo. È quanto accaduto sabato scorso, a circa cinque miglia dalla costa di Gallipoli, nel cuore del Salento, dove un grosso esemplare adulto di squalo mako – noto anche come “squalo tonno” per la sua predilezione per quel tipo di pesce – ha caricato un’imbarcazione da diporto. A bordo, alcuni pescatori che non si aspettavano di certo un incontro simile, hanno vissuto attimi di terrore puro, documentati poi in un video destinato a diventare virale sulle piattaforme social.

La ricostruzione dell’accaduto, affidata ai racconti dei diretti interessati, parla di un impatto improvviso e violentissimo alla prua del motoscafo, tanto da causare un tonfo secco e una vibrazione intensa che, nelle parole del testimone, è “salita dalle scarpe fino alla testa”. Il protagonista di questa vicenda, un predatore dalle dimensioni considerevoli, presentava una vistosa ferita sulla schiena, subito dopo la pinna dorsale. Una circostanza, quest’ultima, che secondo gli esperti marini potrebbe averne scatenato l’innaturale aggressività, unita probabilmente al fastidio provocato dal rumore dei motori o dal colore dello scafo, scambiato forse per una preda.

«Per un attimo nessuno ha respirato, ci siamo guardati con gli occhi spalancati» si legge nel post dell’uomo, un misto di stupore e quella paura primitiva che ti assale quando capisci di non avere più il controllo della situazione. Lo squalo, dopo l’urto, è rimasto sospeso nell’acqua blu scuro per qualche secondo, come se stesse osservando l’effetto delle sue azioni, per poi scomparire lentamente nel blu da cui era emerso. L’episodio, nonostante la violenza dell’impatto, si è concluso senza conseguenze fisiche per i diportisti, che hanno comunque riportato un forte shock emotivo.

L’allarme predatori e il secondo avvistamento nel Salento

Questo episodio non rappresenta un caso isolato per le coste ioniche, anzi si inserisce in un contesto di crescente attenzione nei confronti della presenza dei grandi squali in prossimità delle rotte turistiche. Già nell’agosto dello scorso anno, infatti, nei pressi di Porto Cesareo – località non troppo distante da Gallipoli – era stato avvistato un altro esemplare di mako, sebbene di dimensioni più contenute. La particolarità che ha reso questo episodio virale, oltre alla spettacolarità delle immagini, è legata proprio alla stazza dell’animale e alla sua evidente ferita, fattori che ne hanno amplificato la pericolosità percepita.

Il mako, lo ricordiamo, è una delle specie di squalo più veloci e aggressive esistenti negli oceani, celebre per la sua capacità di compiere salti fuori dall’acqua. Tuttavia, gli esperti sottolineano che gli attacchi alle imbarcazioni, come quello verificatosi sabato, sono spesso frutto di confusione o di un comportamento difensivo, piuttosto che di una reale volontà predatoria nei confronti dell’uomo. Nonostante ciò, la paura dei pescatori è stata palpabile, e il video continua a fare il giro del web, alimentando dibattiti sulla sicurezza in mare.

Il contesto giudiziario e l’osservazione della fauna marina

Sebbene si tratti di un evento legato alla cronaca locale, la dinamica dell’incidente ha inevitabilmente riacceso i riflettori sui protocolli di sicurezza e sulla convivenza tra attività umane e grandi predatori marini. Non risultano al momento inchieste formali delle autorità giudiziarie riguardo l’urto, concentrandosi invece gli sforzi della Capitaneria di porto nel monitoraggio delle acque per escludere la presenza di altri esemplari nelle immediate vicinanze della costa.

La vicenda, al di là del momento di panico, offre lo spunto per riflettere sulla salute dei mari del Salento, che continuano a ospitare specie ittiche di assoluto rilievo. La ferita visibile sul dorso dello squalo – che potrebbe essere stata causata da un'elica o da un attrito con reti – suggerisce che l’animale fosse già in stato di sofferenza, muovendosi in modo imprevedibile. Nessuna accusa penale è stata quindi avanzata nei confronti dei diportisti, evidentemente riconosciuti come vittime di un incidente naturale piuttosto che come provocatori. Le indagini, se così si possono chiamare, si limitano alla biologia marina: gli studiosi continuano ad analizzare i fotogrammi del video per comprendere meglio lo stato di salute di questo esemplare e la sua rotta.

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