I modelli di OpenAI e Google finiscono nelle mani dei colossi cinesi nella blacklist del Pentagono
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
OpenAI e Google hanno confermato di aver fornito servizi di intelligenza artificiale a società controllate da Alibaba, Baidu e Tencent, tre giganti tecnologici cinesi inseriti nella lista nera del Pentagono. Le operazioni, condotte attraverso filiali con sede a Singapore, non violano la normativa statunitense vigente, riaprendo tuttavia il dibattito sulla necessità di estendere ai modelli di IA le restrizioni già in vigore per l'esportazione di semiconduttori avanzati.
La vicenda, riportata dal Financial Times, ha messo in luce una zona grigia delle attuali politiche di controllo: se da un lato l'accesso diretto dalla Cina continentale è bloccato, le sussidiarie situate in Paesi come Singapore e Hong Kong possono legittimamente utilizzare gli strumenti delle due aziende americane.
OpenAI ha dichiarato di non ritenere che la nazionalità debba essere l'unico fattore determinante per l'accesso, specificando di aver sospeso il mese scorso gli account di alcuni utenti affiliati ad Alibaba per sospette attività di "distillation", una tecnica che consiste nell'utilizzare gli output di un modello per addestrarne un altro, segnalando il caso alle autorità statunitensi.
La lista 1260H e i legami con l'esercito cinese
Al centro della controversia c'è la cosiddetta lista "1260H" del Dipartimento della Difesa americano, che include le aziende sospettate di avere legami con l'Esercito Popolare di Liberazione. Oltre a quelle già citate, la lista è stata recentemente ampliata fino a includere 188 società cinesi, coprendo settori che spaziano dall'intelligenza artificiale ai veicoli elettrici, dai semiconduttori alla robotica. Alibaba ha contestato la sua designazione in tribunale, definendola "arbitraria e capricciosa".
La normativa statunitense, per come è attualmente strutturata, limita l'accesso ad alcuni modelli di frontiera come GPT-5.6 di OpenAI e i modelli Mythos e Fable di Anthropic, ma non vieta in modo generalizzato la fornitura di software di IA ad aziende con sede in Cina, neppure quando queste figurano nella blacklist del Pentagono.
Questa disparità di trattamento tra hardware e software rappresenta il fulcro del dibattito: mentre i chip hanno numeri di serie, manifesti di spedizione e punti di controllo doganali, i modelli di IA vengono distribuiti come software, accessibili tramite API cloud da qualsiasi parte del mondo.
Le reazioni e le posizioni delle aziende
Google, da parte sua, ha confermato che i propri servizi di IA sono disponibili a Hong Kong e Singapore nel rispetto delle condizioni d'uso, che vietano espressamente la pratica della distillation. L'azienda ha tuttavia riconosciuto che le restrizioni geografiche da sole non sono sufficienti a prevenire questo tipo di attività, che possono essere aggirate da soggetti particolarmente sofisticati.
La posizione di Anthropic appare più radicale: la società, fondata da Dario Amodei, vieta l'utilizzo dei propri modelli avanzati alle aziende cinesi e alle loro controllate estere, sostenendo la necessità di controlli più severi sull'esportazione di modelli di IA. Lo scorso mese, Anthropic ha informato il Congresso di ritenere che Alibaba avesse creato circa 25.000 account fraudolenti per generare oltre 28,8 milioni di interazioni con il modello Claude, in violazione delle condizioni d'uso, un'accusa che Alibaba non ha commentato.
Le implicazioni per la competizione tecnologica
Il caso evidenzia una lacuna nella strategia di contenimento tecnologico statunitense. Chris McGuire, esperto di tecnologia e sicurezza del Council on Foreign Relations ed ex funzionario dell'amministrazione Biden, ha sottolineato come i controlli all'export rimangano lo strumento principale per rallentare i progressi della Cina nel settore, sostenendo che i modelli di IA più avanzati non dovrebbero essere resi disponibili a società con sede in Cina, indipendentemente dal Paese dal quale vi accedono.
La vicenda arriva in un contesto di crescente competizione tra Stati Uniti e Cina nel campo dell'intelligenza artificiale, una competizione che si gioca su più livelli: dalla corsa ai chip avanzati alla regolamentazione dei flussi di dati, fino alla definizione di standard tecnologici e etici. La dottrina militare cinese, come riportato da analisi strategiche, sta attraversando una metamorfosi verso il concetto di guerra "intelligentizzata", un passaggio che rende l'accesso alle tecnologie di IA un elemento centrale per la sicurezza nazionale di entrambe le potenze.




