Al via l’autopsia per l’omicidio di Induno Olona, il sospettato resta in carcere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Varese, come si è appreso nelle prime ore di oggi, ha affidato ufficialmente l’incarico per l’autopsia sul di Enzo Ambrosino, il trentenne ucciso sabato notte a Induno Olona. L’esame – che verrà eseguito dalla dottoressa Chiara Rossetti, medico legale del Circolo – dovrà fornire risposte precise sui momenti che hanno preceduto il decesso, con un’attenzione particolare rivolta alla dinamica dei colpi. Gli avvocati della famiglia Ambrosino, Marco Lacchin, e del padre della vittima (l’uomo, Gennaro Ambrosino, si trova attualmente in carcere dopo l’arresto di lunedì), Paolo Bossi, hanno già formalizzato una richiesta precisa: vogliono che nel quesito autoptico venga inserita un’integrazione volta a verificare se il ragazzo abbia subito lesioni anche dopo essere finito a terra, nonché una ricostruzione – per quanto possibile – della posizione degli aggressori durante l’aggressione.

Il doppio dramma della famiglia Ambrosino

A Induno Olona, località alle porte di Varese, si consuma così una tragedia familiare dai contorni giudiziari ancora tutti da definire. Da un lato c’è il dolore per la morte di Enzo, trent’anni, ucciso nella notte tra sabato e domenica; dall’altro, la detenzione del padre Gennaro, sessantacinque anni, finito in manette lunedì con l’accusa di rissa aggravata. L’interrogatorio di garanzia per i due arrestati di ieri – Gennaro Ambrosino appunto, e Dimitri Corona, ventisettenne figlio di Gesuino Corona – è stato fissato per il primo pomeriggio di oggi. Gesuino Corona, va ricordato, era stato il primo a finire in cella, indiziato di omicidio: secondo le prime ricostruzioni investigative, sarebbe stato lui a sferrare la coltellata mortale in un contesto dove sono volati anche colpi di mazza ferrata e bastoni di legno.

Tre in carcere e tre denunciati, lo scontro tra due famiglie

Dalle informazioni raccolte finora, emegerebbe uno scenario riconducibile a una rissa tra due famiglie. I tre attualmente in carcere – Gesuino Corona, Gennaro Ambrosino e Dimitri Corona – sarebbero stati coinvolti in un violento diverbio di strada degenerato fino all’omicidio, con i due padri (secondo una prima lettura degli inquirenti) intervenuti in difesa dei rispettivi figli. Oltre ai tre fermati, altre tre persone risultano denunciate. La procura di Varese, come spesso accade in questa fase, sta gestendo il flusso di informazioni con il contagocce: le cosiddette «esigenze investigative» impongono il massimo riserbo, anche se gli atti già notificati alle parti coinvolte cominciano a delineare i contorni di quanto accaduto sabato notte intorno all’una. Fu in quell’ora, tra Induno e la Valle Olona, che le pale di un elicottero di soccorso iniziarono a roteare nel buio, mentre la zona si riempiva rapidamente di lampeggianti di ambulanze e carabinieri, auto di servizio e mezzi in borghese.

Gesuino Corona resta in carcere, il gip respinge i domiciliari

Per Gesuino Corona, il cinquantenne fermato la sera stessa dell’omicidio, si è chiusa ieri una fase cruciale della procedura. L’uomo – considerato dagli inquirenti l’esecutore materiale del delitto – è stato ascoltato dal gip del tribunale di Varese, Marcello Buffa, che ha convalidato il fermo. Lo stesso giudice ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari presentata dal difensore Domenico Margariti. Corona, dunque, resta in carcere in attesa dei prossimi sviluppi dell’istruttoria, mentre l’autopsia sul di Enzo Ambrosino – affidata come detto alla dottoressa Rossetti – potrebbe offrire elementi decisivi per capire se la vittima fosse già a terra quando ha subito le lesioni più gravi. Un dettaglio, quest’ultimo, che potrebbe influenzare la ricostruzione delle reciproche posizioni degli aggressori.

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