Omicidio ad Induno Olona, altri due arresti per la rissa: padre e figlio in carcere
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Redazione Interno
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La notte che ha trasformato una tranquilla via del Varesotto in un campo di battaglia, tra spranghe e coltelli, si allunga con l’ombra di due nuove manette. A distanza di poche ore dal fermo di Gesuino Corona, il cinquantenne accusato di aver sferrato il colpo mortale a Enzo Ambrosino, i carabinieri del Nucleo investigativo di Varese hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare che ha portato dritto in cella un uomo di 65 anni e, insieme a lui, un giovane di 27. Si chiude così, almeno per ora, il cerchio intorno alla rissa aggravata costata la vita al trentenne, trovato riverso a terra di fronte alla sua auto nella notte tra venerdì e sabato scorsi.
La dinamica e il ruolo degli indagati
Secondo la ricostruzione fornita dalla procura di Varese, che ha coordinato le indagini dei militari, i due nuovi arrestati non sono accusati di omicidio volontario, bensì di aver partecipato attivamente alla violenta zuffa che ha preceduto l’assassinio. Il loro coinvolgimento, definito dagli inquirenti come “attivo” e circostanziato da un quadro indiziario ritenuto solido, sarebbe stato determinante nell’escalation di violenza. Tra loro spicca l’identità del più giovane, Dimitri Corona: il 27enne è infatti il figlio del presunto omicida, un particolare che trasforma il dramma di una morte violenta in una tragedia familiare dai contorni ancora tutti da definire.
Il movente economico e i precedenti
A far scattare la miccia, un debito di modesta entità. Secondo le prime verifiche, il giovane Corona vantava (o forse doveva, secondo versioni contrastanti) poche centinaia di euro nei confronti di Ambrosino, un credito che era già stato motivo di accese discussioni nei giorni antecedenti l’aggressione. Quando il trentenne, quella sera, fece rientro nella sua abitazione di via Porro dopo aver festeggiato il compleanno di uno dei suoi figli, si sarebbe trovato di fronte un gruppo compatto di persone pronte a fare a pugni, mazze e coltelli per risolvere la questione.
Il padre della vittima, accorso in suo aiuto, è rimasto ferito nel tentativo di difendere il figlio, mentre Gesuino Corona è stato più volte sentito dai magistrati ribadire la sua versione: quella di un intervento effettuato per proteggere Dimitri, che a suo dire sarebbe stato aggredito per primo.
I provvedimenti e la custodia cautelare
L’ordinanza firmata dal gip del tribunale di Varese, su richiesta del pm titolare dell’inchiesta, ha quindi messo fine alla libertà dei due uomini, trasferiti in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria. Mentre il presunto esecutore materiale dell’omicidio, Gesuino Corona, si preparava a comparire davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia, il 65enne e il 27enne hanno dovuto rispondere di rissa aggravata, un reato che, nel contesto di una spedizione punitiva finita in omicidio, potrebbe comportare pene severe.
I militari dell’Arma hanno già provveduto al sequestro di diverse armi, tra cui spranghe e coltelli alcuni dei quali ancora macchiati di sangue, mentre gli inquirenti continuano a vagliare i filmati delle telecamere di sorveglianza per accertare l’eventuale presenza di ulteriori complici.




