Enzo Ambrosino, due arresti per la rissa che ha portato all’omicidio a Induno Olona

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si ferma l’attività investigativa attorno alla morte violenta di Enzo Ambrosino, il trentenne rimasto ucciso nella notte tra venerdì e sabato scorsi a Induno Olona, nel Varesotto. I carabinieri del Nucleo investigativo di Varese, dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Varese, hanno bloccato due nuovi indiziati: un uomo di 65 anni e un giovane di 27, entrambi italiani. La misura, richiesta dal pubblico ministero che coordina il fascicolo sulla morte del trentenne – ucciso a coltellate e sprangate nel corso di una furiosa colluttazione –, li vede accusati di rissa aggravata, reato che nell’economia dell’inchiesta assume un peso specifico notevole.

La dinamica giudiziaria e il ruolo del gip

La decisione del giudice per le indagini preliminari, arrivata al culmine di una serie di verifiche svolte dai militari dell’Arma, si fonda su elementi raccolti nelle ore immediatamente successive alla rissa. Il sessantacinquenne e il ventisettenne, la cui posizione si aggiunge ad altri provvedimenti già noti, sono stati rinchiusi nel carcere di Varese; lo si apprende da fonti giudiziarie, che parlano di un quadro indiziario ritenuto solido. La loro presunta partecipazione alla zuffa collettiva – nella quale Ambrosino perse la vita e altre due persone riportarono ferite – viene delineata dalle testimonianze e dai rilievi effettuati sulla scena del crimine. Nessun dettaglio esplicito sulle modalità del ferimento è stato divulgato, ma gli inquirenti concentrano l’attenzione sulla natura concertata delle violenze.

Le indagini dei carabinieri e il contesto della notte

I carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Varese, che già nelle ore successive all’omicidio avevano avviato accertamenti serrati, hanno eseguito l’ordinanza nella serata di ieri. La rissa, scoppiata in un contesto ancora in via di ricostruzione da parte degli inquirenti, coinvolse un numero indeterminato di partecipanti; tra questi, i due arrestati avrebbero avuto un ruolo attivo, tanto da giustificare l’aggravante specifica contestata. Il sessantacinquenne, nonostante l’età avanzata, e il ventisettenne – quest’ultimo fisicamente più prossimo alla generazione della vittima – risultano al momento i soli destinatari di questo nuovo provvedimento. Le spranghe e il coltello, menzionati negli atti come strumenti dell’omicidio, non sono stati oggetto di comunicazioni ufficiali circa il loro ritrovamento, ma la loro presenza nella zuffa è stata accertata dalle autopsie e dai rilievi medico-legali.

Le accuse e il quadro cautelare

L’accusa di rissa aggravata, che per il codice penale italiano prevede un incremento di pena quando dal conflitto derivi la morte di qualcuno, rappresenta per ora l’unico titolo di reato notificato ai due arrestati. Non si esclude, tuttavia, che l’inchiesta – coordinata dal pm varesino – possa evolvere verso contestazioni più gravi, qualora emergessero responsabilità individuali dirette nell’omicidio di Ambrosino. La custodia cautelare in carcere, disposta dal gip, segnala la percezione di un concreto pericolo di inquinamento probatorio o di reiterazione del reato. I difensori dei due indagati, come prevedibile in casi simili, non hanno ancora depositato istanze di riesame, ma i termini processuali sono ancora aperti. Enzo Ambrosino, la cui morte ha scosso la piccola realtà di Induno Olona, viene ricordato dalle fonti investigative come un trentenne incensurato; gli inquirenti stanno vagliando i rapporti tra i partecipanti alla rissa, senza per ora ipotizzare moventi diversi da un violento alterco degenerato.

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