Omicidio a Induno Olona, il parroco testimone dell’uccisione di Enzo Ambrosino
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Redazione Interno
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L’ombra di un debito di qualche centinaia di euro – cifra che ancora non ha trovato una conferma ufficiale nei tabulati degli investigatori – si allunga sulla notte in cui Enzo Ambrosino, trentenne di Induno Olona, è stato ucciso a coltellate sotto casa sua. È accaduto venerdì notte, in via Porro, e a fare da sfondo a quella che doveva essere una “discussione chiarificatrice” tra famiglie si è invece trasformato in un agguato degenerato in rissa. Il parroco del paese, la cui presenza è stata finora trattenuta nell’alone del riserbo che circonda gli atti giudiziari, avrebbe assistito a una parte della colluttazione o, per meglio dire, ne avrebbe udito gli echi immediati prima di trovarsi dinanzi al esanime del trentenne. La sua testimonianza, ancora al vaglio dei carabinieri del Comando provinciale di Varese, potrebbe offrire un riscontro temporale e geografico prezioso per ricostruire i secondi decisivi che hanno preceduto l’arrivo delle ambulanze.
Il fermato, la difesa e il movente economico
In carcere, dopo essere stato dimesso dall’ospedale dove era stato medicato per le ferite riportate durante lo stesso scontro, si trova ora Gesuino Corona, cinquantenne incensurato di Varese. La sua posizione è al centro dell’udienza di convalida del fermo, fissata per martedì mattina alle 9.30 nel carcere dei Miogni. L’accusa è di omicidio doloso, senza che al momento vengano contestate aggravanti speciali – fa sapere l’avvocato Domenico Margariti – a eccezione della possibile rilevanza procedurale dell’uso dell’arma bianca. Corona, attraverso il suo difensore, ha ribadito di essere intervenuto per proteggere il figlio: una disputa, quella tra i rispettivi figli, legata a un debito del ragazzo nei confronti della vittima, sarebbe degenerata nei giorni precedenti, con discussioni sempre più aspre e un crescendo di tensione che nessuno dei presenti, quella notte, è stato in grado di arginare.
Le indagini, i partecipanti alla rissa e l’autopsia
Gli inquirenti stanno cercando di definire il numero esatto dei partecipanti alla rissa collettiva, un aspetto tutt’altro secondario per stabilire eventuali concorsi di colpa o responsabilità omissive. La ricostruzione finora approvata parla di un incontro organizzato tra le due famiglie proprio per “chiarire” il dissapore economico, un chiarimento che però nessuno ha saputo mantenere sul piano dialogico. Nessuna ipotesi alternativa al movente economico è stata ancora formalmente avanzata, sebbene si attenda l’esito dell’autopsia sul di Ambrosino – il cui conferimento dell’incarico avverrà mercoledì a Varese – per escludere o confermare eventuali circostanze aggravanti legate alla modalità dell’aggressione. Da segnalare, tra gli elementi di cornice investigativa, che uno dei soggetti coinvolti nel torbido affare avrebbe legami lavorativi con il Luganese, circostanza che i carabinieri stanno verificando senza però al momento ipotizzare piste transfrontaliere strutturate.
La cronaca parallela e il contesto del territorio
Mentre la procura attende l’interrogatorio di garanzia di Corona, la giornata di lunedì ha portato con sé altri fatti di cronaca territoriale che, seppur non collegati, restituiscono l’immagine di una provincia ferita da incidenti stradali su arterie troppo trafficate e da dibattiti pubblici, come quello sulla passerella ciclopedonale della Sp1 a Gavirate. Ad Albizzate, invece, ragazzi arrivati da tutta Italia con la fascia tricolore hanno offerto un simbolo di impegno civile che stride – ed è inevitabile notarlo – con la brutalità accaduta a poche decine di chilometri di distanza. Radio Materia ne parlerà domani alle 10, mentre a Legnano si guarda alle elezioni. Resta il nodo giudiziario: l’udienza in carcere sarà il primo banco di prova per capire se il giudice per le indagini preliminari convaliderà il fermo o se la difesa riuscirà a ridimensionare il ruolo del cinquantenne, da lui stesso descritto come quello di un padre che ha cercato di difendere il figlio senza però, nelle parole del legale, “voler uccidere nessuno”.




