Tumori, in Sicilia oltre 36mila ricoveri l'anno. Fondazione Aiom: "Fondamentali cinque vaccinazioni"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Ogni anno, in Sicilia, si registrano più di ventiseimila nuove diagnosi di tumore, un dato che si accompagna a circa trentaseimila ricoveri ospedalieri legati alla malattia. È questo lo scenario, tutt'altro che trascurabile, emerso in occasione del convegno “La Vaccinazione nel Paziente Oncologico”, che si è tenuto all’Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania. L’evento, promosso dalla Fondazione AIOM, si inserisce in una campagna nazionale più ampia, concepita per contrastare il fenomeno dell’“esitazione vaccinale”, un atteggiamento che può esporre a rischi considerevoli. I tassi di sopravvivenza, per fortuna, mostrano un trend positivo anche nell'isola, seguendo un andamento che rispecchia quello nazionale, sebbene il percorso di cura richieda attenzioni supplementari.

Le vaccinazioni come scudo protettivo

Proprio per proteggere i pazienti, la cui vulnerabilità è accresciuta sia dalla patologia stessa che dalle terapie immunosoppressive a cui, spesso, devono sottoporsi, gli specialisti raccomandano con forza l'adozione di un preciso protocollo vaccinale. Le immunizzazioni indicate sono cinque e, nel loro insieme, costituiscono una barriera essenziale contro infezioni potenzialmente severe. Si tratta, nello specifico, dei vaccini anti-pneumococcico e antinfluenzale, di quello contro l'Herpes zoster – noto comunemente come fuoco di Sant'Antonio –, dell'anti-Hpv e di quello rivolto al Covid-19. Queste profilassi, che qualcuno tende a trascurare, possono evitare complicanze gravi, le quali, a loro volta, rischierebbero di interrompere i cicli di cura oncologici, con esiti facilmente immaginabili.

Il parallelo con la situazione in Toscana

Un quadro analogo, che conferma l'importanza strategica della prevenzione infettivologica, proviene dalla Toscana, dove duecentomila persone vivono con una pregressa diagnosi di cancro. Anche in questa regione, i nuovi casi annui superano le venticinquemila unità, e sei pazienti su dieci risultano vivi a cinque anni dalla scoperta della malattia. Un successo della medicina moderna, che però non deve far abbassare la guardia. Anzi, la lunga convivenza con la patologia tumorale rende ancor più cruciale la protezione da agenti infettivi, i quali trovano nell'organismo indebolito un terreno di coltura ideale. La raccomandazione degli oncologi è quindi univoca e si estende a tutto il territorio nazionale: integrare le cure con queste precise vaccinazioni.

Un'applicazione che va oltre la singola regione

Il messaggio lanciato dal convegno catanese, dunque, non ha un valore meramente locale ma ambisce a diventare una linea guida standardizzata. L’obiettivo della Fondazione AIOM è chiaramente quello di uniformare le procedure, facendo sì che l'offerta attiva della vaccinazione diventi una prassi consolidata in tutti i centri di oncologia. Evitare le infezioni, del resto, non significa solo salvaguardare la salute immediata del malato; significa anche preservare l'efficacia delle terapie antitumorali, che potrebbero perdere di efficacia se il corpo fosse costretto a combattere su un doppio fronte. Una parte di essi, già provati dalla malattia, troverebbe in queste immunizzazioni un presidio indispensabile per affrontare un cammino già di per sé arduo.

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