Manovra, le opposizioni temono una Finanziaria blindata per i tempi stretti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I ritardi sulla manovra rischiano di tradursi in un esame parlamentare al cardiopalma, con il timore, diffuso tra senatori e deputati dell'opposizione, di una Finanziaria blindata per contingentare i tempi ed evitare di arrivare a ridosso della scadenza del 31 dicembre. Il via libera del governo al testo, intanto, è slittato al 28 ottobre, e ogni giorno perso comprime lo spazio per emendamenti e discussione nelle commissioni di Camera e Senato.

Perché la scadenza di fine anno pesa sull'esame

La data del 31 dicembre non è un semplice orizzonte politico, ma deriva dall'articolo 81 della Costituzione, che disciplina l'esercizio provvisorio: il Parlamento può autorizzarlo soltanto con legge e per periodi che non superino complessivamente quattro mesi. Quando il disegno di legge di bilancio arriva tardi alle Camere, la via più rapida per rispettare il termine è limitare il confronto, ricorrendo a un testo che si modifica poco o nulla durante il passaggio parlamentare. È questa l'ipotesi che preoccupa i gruppi di minoranza, i quali si aspettano un percorso in cui il tempo per gli emendamenti venga ridotto al minimo.

Il quadro di partenza era stato fissato il 13 ottobre, quando il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di bilancio per il 2027, poi trasmesso a Bruxelles. Il testo definitivo della legge, però, ha richiesto più tempo del previsto per la trattativa sulle singole misure all'interno della maggioranza.

Le accuse del Pd: «Spot e propaganda»

Tra le critiche più dure c'è quella di Francesco Boccia, capogruppo del Pd in Senato, che parla di una «finanziaria dal chiaro sapore elettorale che lascerà macerie a chi governerà dopo di loro» e usa la formula «come sempre la montagna ha partorito un topolino». Il responsabile economico del partito, Antonio Misiani, definisce il provvedimento un'operazione «di fine legislatura» e osserva che «ognuno degli alleati di Giorgia Meloni ha la sua bandierina da sventolare, ma il conto lo pagherà il Paese». Più di un esponente del centrosinistra parla di una «manovrina» dai tratti «elettoralistici», pensata in vista delle prossime elezioni politiche.

A Boccia è stato anche obiettato che alcune misure, come il taglio delle tasse e il congedo paritario, figurano tra i cavalli di battaglia dell'opposizione stessa. La sua risposta è che il governo affronta una grave crisi socio-economica con interventi di facciata.

I numeri secondo l'economista Fumagalli

Anche Andrea Fumagalli, docente di economia politica all'Università di Pavia, ricorre all'immagine della montagna che partorisce il topolino e la motiva con due ragioni, la prima delle quali riguarda l'entità complessiva: 23,5 miliardi, uno in più rispetto all'ultima legge di bilancio. Negli anni che precedono le elezioni, spiega, si tende a varare manovre «espansive» da 35-40 miliardi, mentre qui ne mancano almeno dieci. Il secondo motivo, secondo Fumagalli, è il vincolo delle regole europee, che limita il margine di intervento del governo sulla spesa.

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