Btp in asta il 12 marzo, il Tesoro punta a raccogliere fino a 6 miliardi con tre scadenze
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Redazione Economia
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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze torna sul mercato con un’offerta diversificata di titoli di Stato, cercando di intercettare la domanda degli investitori in un momento in cui i rendimenti, specialmente sul breve termine, mostrano segni di risveglio. L’appuntamento è per giovedì 12 marzo 2026, quando verranno messe all’asta tre distinte tranche di Btp, con scadenze che spaziano dai tre ai quindici anni e un obiettivo di raccolta complessivo che si aggira tra i 4,75 e i 6 miliardi di euro. L’operazione, che prevede il regolamento delle sottoscrizioni per lunedì 16 marzo, si inserisce nella strategia di finanziamento del governo guidato da Giorgia Meloni, volta a rifinanziare il debito pubblico in scadenza e a coprire il fabbisogno statale.
Tra i titoli in offerta, spicca la quinta tranche del Btp con scadenza 15 marzo 2029, un Titolo di durata triennale che presenta un codice ISIN IT0005689960 e una cedola annuale lorda fissata al 2,40 per cento. Già collocato in precedenza, questo Btp torna sul mercato con un importo che potrà variare da un minimo di 1,75 miliardi a un massimo di 2 miliardi di euro, a cui si aggiungerà un’ulteriore asta supplementare di 400 milioni riservata agli specialisti. La scadenza relativamente breve, che paga la prossima cedola il 15 settembre 2026, potrebbe attrarre chi cerca una certa stabilità di flusso di cassa senza immobilizzare il capitale per un periodo eccessivamente lungo, sebbene anche in questo caso la variabilità del prezzo sul mercato secondario resti un fattore da non trascurare in caso di vendita anticipata.
La scadenza settennale e l’interesse per il medio periodo
Salendo di qualche anno lungo la curva dei rendimenti, l’offerta del Tesoro include la quarta tranche del Btp con scadenza 15 marzo 2033, un titolo settennale contraddistinto dal codice ISIN IT0005689994 e da una cedola annuale lorda del 3,15 per cento. Per questa emissione, il Mef ha fissato una forchetta che va da un minimo di 2 miliardi a un massimo di 2,5 miliardi di euro, con la consueta possibilità di un supplemento di 500 milioni di euro destinato agli operatori qualificati. La cedola, che sarà corrisposta per la prima volta il 15 settembre 2026, risulta più sostanziosa rispetto a quella del titolo triennale, un elemento che storicamente tende a remunerare il maggior rischio legato a un orizzonte temporale più esteso e alla maggiore durata finanziaria, o duration, che amplifica le oscillazioni del prezzo al variare dei tassi di mercato.
Il Btp lungo, con una cedola che sfiora il 3,25 per cento
A completare il ventaglio delle proposte, troviamo la diciassettesima tranche del Btp con scadenza 1° marzo 2038, un titolo con una vita residua ormai scesa a circa dodici anni, dato che la sua prima emissione risale al marzo del 2022. Il codice ISIN è IT0005496770 e la cedola annuale lorda offerta è del 3,25 per cento, con la prossima stacco fissato per il 1° settembre 2026. L’importo messo a disposizione per questa asta è compreso tra un minimo di un miliardo e un massimo di 1,5 miliardi di euro, più un supplemento di 300 milioni. Proprio su questa scadenza lunga, gli analisti finanziari fanno notare come le recenti turbolenze dei mercati abbiano spinto il prezzo del titolo al di sotto della pari, con quotazioni intorno ai 95 centesimi, un aspetto che, al netto delle commissioni, potrebbe tradursi per l’acquirente finale in un rendimento effettivo leggermente superiore a quello cedolare, grazie al meccanismo del cosiddetto "sconto" d’emissione rispetto al valore di rimborso a cento.
Il contesto dei rendimenti, con i Bot annuali in forte rialzo
Parallelamente all’asta dei Btp, il mercato osserva con attenzione quanto sta accadendo sui titoli a brevissimo termine, un termometro sensibile delle aspettative sulla politica monetaria della Banca Centrale Europea. Il giorno precedente, mercoledì 11 marzo, il Tesoro ha collocato i nuovi Bot a 12 mesi con codice ISIN IT0005699340, e le condizioni di mercato hanno fatto registrare un deciso balzo in avanti dei rendimenti, tornati su livelli che non si vedevano dall’inizio del 2025, quando i tassi di deposito BCE erano al 3% contro l’attuale 2%. Questo rialzo, che ha portato il rendimento di questa scadenza fino al 2,54%, rappresenta un segnale importante per chi detiene liquidità: tenerla ferma sui conti correnti, in un contesto del genere, significa iniziare a sopportare un costo-opportunità non indifferente, spingendo di fatto gli investitori a valutare con maggiore interesse l’ingresso su queste emissioni governative.




