Putin annuncia il test del Poseidon, il super-siluro a propulsione nucleare

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Attraverso il canale Telegram del Cremlino, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato di aver condotto con successo un nuovo collaudo del “Poseidon”, un’arma sottomarina che, a suo dire, non avrebbe eguali al mondo. Nell’annuncio, diffuso in un momento di persistente tensione internazionale, Putin ha sottolineato come la potenza di questo siluro superi di gran lunga quella del missile intercontinentale Sarmat, finora considerato il fiore all’occhiello dell’arsenale strategico russo. “Per la prima volta”, ha affermato con tono perentorio, “siamo riusciti non soltanto a lanciarlo da un sottomarino servendoci del suo motore, ma anche ad avviarne il reattore nucleare”. Una dichiarazione, questa, che mira a consolidare l’immagine di una Russia tecnologicamente indipendente e capace di sviluppare sistemi d’arma all’avanguardia, i quali, secondo le parole del leader, possiedono un reattore “cento volte più piccolo” di quelli che equipaggiano i sottomarini a propulsione nucleare.

Le caratteristiche tecniche e la propaganda

Il “Poseidon”, presentato come un super-siluro a propulsione nucleare, è stato a più riprese oggetto di una martellante campagna propagandistica da parte di Mosca, la quale ne ha esaltato le capacità distruttive inaudite proprio mentre le relazioni con l’Occidente, a causa del conflitto in Ucraina, andavano deteriorandosi. Già nel 2022, un noto volto dei media di stato, definendo l’arma come uno strumento in grado di generare un’onda anomala radioattiva alta centinaia di metri, ne aveva paventato l’ipotetica efficacia contro intere nazioni, in una narrazione che univa la minaccia militare a un evidente scopo di dissuasione psicologica. Se ne parlò, allora, di un’arma apocalittica, concepita per colpire le coste nemiche con un impatto tale da rendere inabitabili vaste regioni per decenni, una Descrizione che oggi, con l’annuncio del test riuscito, ritorna con rinnovata forza.

Il contesto regionale e le reazioni di Kiev

Mentre la Russia proclama i suoi avanzamenti nel settore degli armamenti strategici, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha di recente commentato un rapporto sull’efficacia delle sanzioni internazionali rivolte contro il comparto energetico russo, giudicandone l’impatto come “abbastanza tangibile”. Sebbene il nesso diretto non sia stato esplicitato, l’affermazione di Zelensky si inserisce in un quadro di risposta alla potenza militare di Mosca, dove le contromisure economiche rappresentano uno degli strumenti principali a disposizione della coalizione che sostiene Kiev. Parallelamente, si registrano nuove offensive sul territorio ucraino, con raid di droni che hanno colpito la regione di Sumy causando diversi feriti, episodi che confermano come la guerra prosegua con ferocia, nonostante le dichiarazioni sullo sviluppo di nuove armi.

La proiezione di potenza oltre il conflitto ucraino

La dimostrazione di forza non si limita, del resto, al teatro bellico in Ucraina o ai test di nuovi vettori. Mosca, infatti, ha ripreso i voli militari diretti verso la Siria, in un’operazione che mira a preservare la propria influenza e la presenza militare in un’area geopoliticamente cruciale. Questa mossa, unita alla messa in scena del test del “Poseidon”, delinea una strategia articolata, dove il potenziamento delle capacità militari si accompagna a un’attenta regia della comunicazione, destinata a un pubblico sia interno che internazionale. L’obiettivo sembra essere quello di proiettare un’immagine di invulnerabilità e di progresso tecnologico, anche di fronte alle pressioni esterne e alle sfide poste da un conflitto che, ormai, si protrae da molti mesi.

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