Il mercato auto italiano arranca: privati in crisi, solo flotte e plug-in tengono
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Redazione Economia
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Agosto si apre con un bilancio negativo per il settore automobilistico, che a luglio 2025 ha registrato un ulteriore calo delle immatricolazioni, confermando una tendenza ormai strutturale. I dati, diffusi dalle principali associazioni di categoria, mostrano un mercato sempre più polarizzato: mentre le flotte aziendali e i veicoli commerciali resistono, la domanda dei privati crolla, trascinando verso il basso l’intero comparto.
Con 118.493 auto immatricolate, il calo rispetto a luglio 2024 è del 5,1%, un dato che si inserisce in un contesto già critico, considerando che nei primi sette mesi dell’anno le vendite totali hanno segnato -3,8%. A pesare è soprattutto il tracollo dei privati, che hanno acquistato il 13,5% di vetture in meno rispetto all’anno precedente, un segnale preoccupante per un mercato storicamente trainato dalla domanda delle famiglie.
Le alimentazioni tradizionali, benzina e diesel, continuano a perdere terreno, seppur con dinamiche diverse. Se il diesel, ormai relegato a una quota del 9,5%, sembra avviato verso un declino irreversibile, la benzina resiste meglio, attestandosi al 23,3%. A crescere sono invece le ibride, che con il 44,6% delle vendite dominano la scena, mentre le plug-in, nonostante un incremento significativo, rappresentano ancora una nicchia (7,5%). L’elettrico puro, nonostante gli incentivi, fatica a decollare, fermo al 4,9%, un dato che riflette le incertezze infrastrutturali e normative.
Stellantis, leader del mercato italiano, ha registrato un calo del 12% rispetto a luglio 2024, con poco più di 31.000 vetture vendute, perdendo due punti percentuali di quota di mercato. Nei primi sette mesi dell’anno, il gruppo ha immatricolato 281.000 auto, l’11,7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024. Un trend che solleva interrogativi sulla capacità del colosso automobilistico di riconquistare la fiducia degli acquirenti.
L’ANFIA, intanto, lancia un monito alle istituzioni, chiedendo "chiarezza sul futuro del regolamento per la CO₂", un elemento cruciale per orientare gli investimenti delle case automobilistiche. In assenza di una strategia definita, il rischio è che il mercato continui a navigare a vista, con conseguenze negative per l’intera filiera.




