L’Avana lancia l’allarme sanitario: 32mila donne incinte a rischio per il blocco energetico americano
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Redazione Esteri
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Il governo di Cuba ha rotto gli indugi e ha ufficialmente denunciato le conseguenze del blocco energetico imposto dagli Stati Uniti, puntando il dito contro quella che definisce una vera e propria emergenza sanitaria. Con un comunicato diffuso dal ministero della Sanità, le autorità dell’isola hanno reso noto che oltre 32mila donne in stato di gravidanza si trovano attualmente esposte a rischi significativi per la propria salute, una situazione che, secondo fonti ufficiali, sarebbe direttamente riconducibile alla stretta voluta dall’amministrazione Trump e dal suo segretario di Stato, Marco Rubio -4. Non si tratta, però, di un problema che riguarda solo le gestanti. Il documento ministeriale, nel dettagliare la crisi, estende la preoccupazione a tutti quei servizi che definisce vitali, citando esplicitamente la condizione precaria in cui versano neonati, minori, pazienti diabetici e oncologici, senza dimenticare quanti necessitano di interventi chirurgici improrogabili o di cure d'emergenza -1.
Il sistema sanitario in ginocchio tra blackout e ambulanze ferme
L’impatto della carenza di carburante, ormai cronica, sta mettendo in crisi il funzionamento stesso delle strutture ospedaliere. Le ripercussioni, come spiega il rapporto, non si limitano alla mancanza di elettricità, ma si riverberano sulla catena logistica e diagnostica. La mancanza di combustibile, infatti, impedisce alle donne di raggiungere i centri per le ecografie ostetriche, fondamentali per il monitoraggio del feto, e paralizza l'accesso a quei test genetici che consentirebbero una diagnosi tempestiva di eventuali malformazioni. A essere compromessa è anche la mobilità delle équipe mediche specializzate, quelle che si occupano dei casi di morbilità materna grave o di neonati in condizioni critiche, e la denuncia ufficiale parla senza mezzi termini di una disponibilità di ambulanze ridotta all’osso, con ciò che ne consegue in termini di soccorso per emergenze e urgenze.
Oltre alle difficoltà legate agli spostamenti, la cronica scarsità di energia elettrica, con blackout che si protraggono per diverse ore al giorno, sta mettendo a dura prova la funzionalità complessiva degli ospedali. Reparti specializzati, sale operatorie e unità di terapia intensiva lavorano in condizioni di costante precarietà, mentre la catena del freddo per la conservazione di vaccini, farmaci termolabili e prodotti sanguigni rischia di interrompersi da un momento all’altro -5. A ciò si aggiunge un problema di natura logistica ed economica: la diminuzione dei voli commerciali e l'aumento vertiginoso dei prezzi dei noli marittimi, conseguenze indirette delle sanzioni, rendono proibitivo l'approvvigionamento di medicinali, reagenti e pezzi di ricambio per le apparecchiature ospedaliere, un aspetto, quest'ultimo, che il ministero della Sanità ha voluto sottolineare con forza -10.
Le ripercussioni sulla popolazione più vulnerabile
A pagare il prezzo più alto di questa impasse politica ed energetica sono, come sempre, i soggetti più fragili della società cubana. L'allarme lanciato dalle autorità sanitarie disegna uno scenario in cui la sopravvivenza stessa di intere categorie di persone è appesa a un filo. Il ministro della Sanità, José Angel Portal Miranda, ha parlato di misure organizzative straordinarie per cercare di preservare l’essenziale, ma ha dovuto ammettere che il blocco sta provocando ritardi nei programmi di vaccinazione infantile e mette a repentaglio la vita dei bambini con bisogni speciali, come quelli che dipendono dalla ventilazione meccanica domiciliare o dall'aria condizionata. Oltre 61mila bambini sotto l'anno di vita, secondo le stime, necessitano di cure particolari che in questa fase diventa quasi impossibile garantire con continuità.
Il razionamento del carburante, che costringe la popolazione a convivere con l'incertezza e con metodi di cottura alternativi come il carbone, il cui prezzo è lievitato, non è che il sintomo più visibile di un collasso più profondo -6. La carenza di energia, infatti, non colpisce solo la sanità, ma anche il sistema di distribuzione alimentare e l'accesso all'acqua potabile. L'ONU, attraverso la portavoce dell'Alto commissariato per i diritti umani, Marta Hurtado, ha espresso nei giorni scorsi una preoccupazione crescente, sottolineando come oltre l'80 per cento delle apparecchiature di pompaggio dell'acqua dipenda dall'elettricità: con i continui blackout, vengono meno l'igiene e il saneamento, creando le premesse per un ulteriore aggravamento delle condizioni sanitarie generali -3-8. Una combinazione di fattori, quella denunciata dall'Avana, che rende sempre più concreto il rischio di un tracollo umanitario.




