Gaza, l’allarme di Medici senza frontiere: "Donne incinte e bambini malnutriti, acqua introvabile"
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Redazione Salute
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Angelo Rusconi, operatore umanitario di Medici senza frontiere e capo progetto a Gaza City, descrive una situazione che definisce "al limite del collasso". "Dei pochi camion che avrebbero dovuto entrare, non si è visto nulla", racconta, sottolineando come la mancanza di cibo e acqua stia spingendo la popolazione verso livelli di sofferenza inaccettabili. "Arrivano in clinica persone che non mangiano da due o tre giorni", aggiunge, mentre la carenza di risorse idriche aggrava ulteriormente un quadro già drammatico.
La testimonianza di Rusconi si unisce a quella di Feroze Sidhwa, chirurgo traumatologico statunitense che ha operato a Khan Younis tra marzo e aprile dello scorso anno. Davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Sidhwa ha parlato senza mezzi termini: "I bambini dovrebbero essere protetti. A Gaza, queste protezioni sono semplicemente scomparse". Le sue parole hanno riecheggiato nella sala, mentre descriveva casi di minori colpiti in modo deliberato, una realtà che ha definito "inaccettabile".
Intanto, l’ospedale Al-Awda, l’ultimo ancora funzionante nel nord di Gaza, è stato evacuato giovedì scorso per motivi di sicurezza, secondo quanto confermato dall’Organizzazione mondiale della sanità. La sua chiusura lascia un intero territorio senza strutture sanitarie operative, mentre il blocco israeliano, seppure parzialmente allentato nelle ultime settimane, continua a strangolare l’accesso a beni di prima necessità. Gli esperti avvertono che quasi due milioni di palestinesi rischiano la carestia, con donne incinte e bambini tra i più esposti alle conseguenze della malnutrizione e della mancanza di cure mediche.




