L’incubo recessione affonda Wall Street, Trump non esclude il rischio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Wall Street si risveglia in profondo rosso, travolta da un’ondata di vendite che ha spinto i principali indici verso perdite significative. A poco più di un’ora dall’apertura delle contrattazioni, il Nasdaq precipita del 3%, mentre lo S&P 500 cede l’1,8% e il Dow Jones arretra dello 0,75%. Le dichiarazioni di Donald Trump, rilasciate durante un’intervista a Fox News, hanno contribuito a alimentare i timori degli investitori, già in allerta per le tensioni commerciali globali. Il presidente ha ammesso che l’economia statunitense potrebbe attraversare «un periodo di transizione», legato all’implementazione delle sue politiche, senza escludere esplicitamente la possibilità di una recessione.

«Non voglio fare previsioni», ha dichiarato Trump, lasciando però intendere che uno scenario di rallentamento economico non è da scartare. Negli ultimi giorni, il dibattito sulla possibilità di una recessione negli Stati Uniti si è riacceso con forza, soprattutto dopo le sue parole. Il presidente ha evitato di fornire rassicurazioni nette, sottolineando invece che il paese sta vivendo una fase di transizione, direttamente collegata alle sue scelte in materia di commercio internazionale. Tuttavia, l’impatto delle tariffe doganali imposte su una vasta gamma di importazioni, provenienti da paesi come Cina, Messico e Canada, ha generato un clima di forte incertezza, che si è riflesso immediatamente sui mercati finanziari.

L’avvio della settimana ha confermato il trend negativo, con gli indici azionari ancora in calo. Gli investitori, già nervosi per le tensioni commerciali, hanno reagito alle dichiarazioni di Trump durante il programma Sunday Morning Futures di Maria Bartiromo su Fox News. Il presidente ha rifiutato di escludere la possibilità che gli Stati Uniti possano entrare in recessione entro la fine dell’anno, definendo il momento attuale come un «periodo di transizione», necessario per portare a termine quelle che ha definito «riforme molto grandi».

Le politiche protezioniste di Trump, che hanno portato all’introduzione di dazi su numerosi prodotti, continuano a generare contraccolpi significativi. Le tariffe, inizialmente presentate come uno strumento per proteggere l’industria nazionale, hanno invece innescato una serie di ritorsioni da parte dei partner commerciali, creando un circolo vizioso di tensioni e incertezze. I mercati, sensibili a ogni segnale di instabilità, hanno reagito con vendite massicce, riflettendo la preoccupazione per un possibile rallentamento dell’economia globale.

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