Ucraina, abbattuti 43 droni russi su 55 nel raid notturno

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella notte tra il 12 e il 13 giugno, le forze armate russe hanno scatenato un nuovo attacco contro l’Ucraina, lanciando quattro missili balistici Iskander-M/KN-23 e 55 droni, tra cui i temibili Shahed kamikaze. Di questi ultimi, 43 sono stati abbattuti o neutralizzati dalle difese aeree di Kiev, come riportato dall’Aeronautica militare ucraina su Telegram. Un bilancio che, se da un lato dimostra l’efficacia dei sistemi di difesa, dall’altro conferma l’inasprirsi di una guerra ormai entrata nel suo quarto anno.

La rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, intervenuta in un’intervista alla Stampa, ha sottolineato come Mosca continui a sostenere di avere risorse sufficienti per proseguire il conflitto, ma i dati economici raccontano un’altra storia. «Solo a maggio il fondo sovrano russo ha perso sei miliardi di dollari», ha dichiarato, aggiungendo che, se il trend proseguirà, le risorse potrebbero esaurirsi entro il 2026. Proprio per questo, l’Unione Europea ha approvato un 18° pacchetto di sanzioni, nella speranza – seppur remota – di spingere Vladimir Putin verso un negoziato.

Intanto, la guerra continua a mietere vittime anche tra i civili. A Kharkiv, due distinti attacchi con droni hanno provocato incendi e distruzioni in tre quartieri, ferendo quattordici persone, tra cui quattro bambini. Il sindaco Ihor Terekhov ha denunciato l’ennesimo atto di violenza indiscriminata, mentre la città, già martoriata da mesi di bombardamenti, cerca di resistere nonostante le infrastrutture sempre più compromesse.

Sul fronte diplomatico e religioso, intanto, si prepara un evento simbolico: il 28 giugno arriveranno a Roma i vescovi e i sacerdoti ucraini per il Giubileo, portando con sé il peso di una devastazione che ha colpito persino i luoghi di culto. Tra questi, la cattedrale greco-cattolica di Kiev, danneggiata da un’esplosione dopo essere sopravvissuta a invasioni mongole, guerre mondiali e persecuzioni staliniane. Un colpo non solo alla struttura, ma alla memoria storica di un popolo che da secoli resiste alle aggressioni.

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