Antitrust avvia un'indagine su Vittorio Sgarbi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura, è al centro di un'indagine condotta dall'Antitrust. Il documento di 60 pagine conclusivo dell'istruttoria evidenzia che Sgarbi ha esercitato attività professionali in veste di critico d'arte, in materie connesse con la carica di governo, a favore di soggetti pubblici e privati. Questo comportamento è in violazione della legge 20 luglio 2004, n. 215, nota come Legge Frattini, che dal 2004 definisce come incompatibili una carica di governo con incarichi privati e dietro compenso.

Le accuse

Secondo l'Antitrust, Sgarbi avrebbe violato la Legge Frattini, esercitando attività professionali in materie connesse con la carica di governo, a favore di soggetti pubblici e privati. Questa legge, introdotta nel 2004, stabilisce l'incompatibilità tra una carica di governo e incarichi privati retribuiti.

La difesa di Sgarbi

Sgarbi si difende affermando di essere stato diffamato in base alle accuse di un pregiudicato, Dario di Caterino. Secondo Sgarbi, Di Caterino, un suo ex collaboratore poi allontanato, sarebbe l'autore della lettera anonima da cui è scaturita l'indagine dell'Antitrust. Sgarbi sostiene che dietro la campagna di diffamazione non ci sia alcuna 'inchiesta giornalistica', ma l'uso criminale delle accuse di un pregiudicato.

Il conflitto d'interessi

Le presentazioni di libri, le conferenze d’arte, le performance teatrali, retribuite profumatamente, non rispettano la legge Frattini. Tuttavia, secondo alcuni, la legge Frattini non rispetta Vittorio Sgarbi. La legge Frattini, votata nel 2004 dopo vent’anni di scorribande berlusconiane nel campo del conflitto di interessi, aveva l’obiettivo di regolarli, e ovviamente non c’è riuscita: obiettivo spropositato.

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