L'ira di Trump per le carenze di munizioni: accuse a Hegseth e caccia ai "traditori" al Pentagono

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La riunione di gabinetto convocata da Donald Trump venerdì scorso a Camp David, la storica residenza presidenziale in Maryland, doveva rappresentare un momento di trasparenza e di unità, tanto che la Casa Bianca aveva sottolineato come si trattasse della prima trasmessa in diretta televisiva nella storia degli Stati Uniti.

Eppure, è stato a telecamere spente, lontano dai riflettori accesi per l'occasione, che si è consumato lo scontro più duro: il presidente ha preso da parte il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, accusandolo con veemenza di non averlo informato tempestivamente delle gravi e allarmanti carenze di munizioni che affliggono gli arsenali del Pentagono.

Una situazione, quella relativa ai rifornimenti bellici, che secondo le ricostruzioni della stampa americana sta compromettendo in modo significativo la pianificazione e le opzioni militari a disposizione dell'amministrazione per fronteggiare la crescente minaccia proveniente dall'Iran, gettando un'ombra di preoccupazione tra i vertici della difesa.

Il nodo delle scorte militari e il blocco navale nel Golfo

La questione delle scorte di munizioni, come evidenziato da alcune fonti citate dal Washington Post, appare più grave di quanto inizialmente ipotizzato e rischia di avere ripercussioni concrete sullo scacchiere mediorientale. A confermare la tensione e l'acuirsi della crisi, sono giunte notizie relative al traffico marittimo nel Golfo Persico: stando a quanto riferisce il Jerusalem Post, che cita a sua volta il Financial Times, nessuna petroliera ha caricato greggio sull'isola di Kharg, il principale terminale iraniano per le esportazioni petrolifere, da almeno una settimana.

I dati più recenti sul traffico marittimo e le immagini satellitari suggeriscono che il rinnovato e serrato blocco navale statunitense abbia di fatto fermato le vendite di petrolio greggio di Teheran, interrompendo un flusso vitale per l'economia del paese.

In questo contesto di pressione massima, le opzioni militari rimangono al centro del dibattito, ma la presunta carenza di proiettili e sistemi d'arma sofisticati rappresenterebbe un freno tutt'altro che trascurabile per lo stato maggiore, preoccupato dalla capacità di sostenere un conflitto prolungato contro un avversario dalle grandi capacità difensive.

La caccia ai "traditori" e il caso dell'ex segretario dell'Aviazione

Di fronte a quelle che considera fughe di notizie lesive per l'immagine e per la sicurezza nazionale, Donald Trump ha ordinato una vera e propria caccia ai "traditori divulgatori", un termine che riecheggia le dure polemiche contro chi, in altri tempi e in altri luoghi, veniva bollato come "disfattista" per aver diffuso informazioni fuori dal coro, spesso sgradite ai piani alti del potere.

Un primo, significativo, atto di questa offensiva interna è arrivato venerdì 7 agosto direttamente dal Pentagono, che ha punito l'ex segretario dell'Aviazione, Fran Kendall, revocandogli l'accesso a dati sensibili e imponendogli un veto su futuri incarichi governativi.

Una misura disciplinare particolarmente severa, che sarebbe legata alle sue presunte rivelazioni su alcuni aspetti controversi relativi all'Air Force One, ma che molti osservatori leggono come un chiaro messaggio intimidatorio per tutti quei funzionari e militari che potrebbero essere tentati di varcare il confine del riservatezza per raccontare le difficoltà operative in cui versa la macchina bellica americana.

Le smentite di Trump e le tensioni con Hegseth

Nel tentativo di arginare le polemiche e di spegnere gli incendi politici che si stanno propagando dai corridoi del Pentagono alle redazioni dei grandi quotidiani, Donald Trump ha attaccato frontalmente il Washington Post e gli altri media americani che nei giorni scorsi avevano descritto dettagliatamente le difficoltà delle forze armate statunitensi coinvolte nella guerra in Iran e le tensioni interne all'amministrazione.

Il presidente ha smentito con fermezza le ricostruzioni giornalistiche, dichiarando che «gli Stati Uniti dispongono di enormi quantità di munizioni, non è vero che siamo rimasti senza» e assicurando che «non c’è stato nessuno scontro con il segretario alla Difesa, Pete Hegseth».

Nonostante le rassicurazioni di facciata, però, le crepe all'interno del gabinetto sembrano profonde, soprattutto alla luce del fatto che il segretario Hegseth si trova ora al centro di un vortice di critiche e accuse, messo in discussione non solo dall'opposizione ma anche da una parte dell'apparato militare che lamenta una gestione opaca delle risorse.

Mentre la Cnn riferisce di un presunto tentativo del generale Caine di cercare una via d'uscita dal conflitto in corso, sul terreno gli Houthi proseguono la loro offensiva con almeno 12 attacchi missilistici, segno che la crisi è tutt'altro che risolta e che la tensione tra la Casa Bianca e i vertici del Pentagono potrebbe riservare ulteriori, decisivi, sviluppi nei prossimi giorni.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.