Freelander torna (ma non è più una Land Rover): il concept 97 anticipa il nuovo marchio cinese

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Redazione Economia Redazione Economia   -   C’era una volta la “baby Land Rover”, quella Freelander comparsa nel lontano 1997 per allargare la gamma verso il basso, con quel Corpo rialzato che allora sembrava una scommessa, capace di proporre versioni soft-top e hard-top in un’epoca in cui il concetto di SUV doveva ancora essere inventato per le masse. Dopo vent’anni, e un oblio durato fino al 2015 quando venne soppiantata dalla Discovery Sport, il nome torna a circolare, ma con una veste e una sostanza profondamente diverse: niente più marchio Land Rover sul cofano, perché Freelander, ora, è diventato un marchio a sé stante. È questa la novità emersa in questi giorni a Shanghai, dove è stato svelato il concept 97, un SUV dalle proporzioni massicce e dal taglio moderno che anticipa la nuova generazione del modello, frutto di una joint venture tra il colosso cinese Chery e Jlr, il gruppo che controlla i brand Range Rover, Defender e Discovery.

Un’operazione “reverse” che ribalta la logica delle alleanze

A guardare bene l’operazione, si capisce subito che non siamo di fronte a un semplice restyling o a una riedizione nostalgica. L’accordo siglato tra Chery e Jaguar Land Rover, in realtà, ridefinisce i ruoli classici delle partnership automobilistiche: se da un lato la parte britannica mette sul piatto il patrimonio di design e l’heritage di un brand che ha fatto la storia dei fuoristrada, dall’altro è la controparte cinese a fornire l’infrastruttura tecnologica, la piattaforma elettrificata e la capacità di integrazione delle forniture. In sostanza, Freelander diventa il laboratorio di un nuovo modello di collaborazione, talvolta definito “reverse joint venture”, in cui il know-how per quanto riguarda l’elettronica, le batterie e la guida autonoma arriva dall’Oriente, mentre il “saper fare” stilistico resta saldamente in mano inglese.

Il concept presentato – battezzato 97 proprio per richiamare l’anno di nascita del modello originale – è la prima manifestazione concreta di questa strategia. Presentato a Shanghai in attesa del debutto ufficiale al Salone di Pechino previsto per aprile, il prototipo sfoggia linee pulite, un’impostazione da “off-road moderno” e un’attenzione quasi maniacale alla pulizia formale, segno che l’obiettivo è parlare a un pubblico urbano, connesso, probabilmente più giovane di quello tradizionale del marchio madre. La carrozzeria, con i suoi montanti e le superfici tese, tradisce comunque l’ascendenza inglese, ma sotto la pelle cambia tutto.

Tecnologia made in China per un’identità autonoma

A differenza di quanto accadeva con la vecchia Freelander, assemblata nello stabilimento di Solihull e venduta in Europa con il solo nome Land Rover, questa nuova incarnazione nasce in Cina e sarà prodotta negli impianti di Chery, con l’obiettivo dichiarato di diventare un brand globale. Una mossa, questa, che ha dell’inedito: il gruppo Jaguar Land Rover ha deciso di recuperare un nome molto conosciuto nel proprio passato per trasformarlo in un'entità giuridica e commerciale separata, dedicata esclusivamente ai veicoli elettrificati. Significa, in pratica, che non ci troviamo di fronte a una “Land Rover elettrica low cost”, ma a un costruttore autonomo che sfrutta le economie di scala e le competenze tecnologiche di Chery, già presente in Italia con i marchi Omoda e Jaecoo.

Dettaglio non secondario, questa operazione non è nata dall’oggi al domani. I rapporti tra Chery e la casa di Solihull sono consolidati da oltre un decennio: dal 2014 collaborano per l’assemblaggio di modelli destinati al mercato cinese, un sodalizio che ha permesso di rodare meccanismi produttivi e logistici ora riutilizzati per questo nuovo corso. L’idea, insomma, è quella di interpretare il concetto di “fuoristrada urbano” introdotto negli anni Novanta con le categorie attuali, dove la connettività, l’autonomia elettrica e la sostenibilità contano più della sola capacità di guida in fuoristrada.

Un posizionamento che guarda al mercato globale

La presentazione del concept 97 a Shanghai – con il contestuale annuncio che Freelander diventerà un marchio indipendente a tutti gli effetti – segna quindi un punto di svolta nelle strategie di Jlr. Il gruppo britannico, attraverso la struttura “House of Brands” che già gestisce i brand Range Rover, Defender e Discovery, sceglie di non inglobare il nuovo arrivato nella propria galassia principale, lasciandogli invece la libertà di operare con una propria identità, pur beneficiando delle sinergie di gruppo. Le informazioni diffuse in occasione dell’evento parlano chiaro: non ci sarà alcun riferimento alla casa madre sulle carrozzerie, e la gamma futura – si parla di sei nuovi modelli in programma – sarà composta esclusivamente da vetture elettrificate, con tecnologie di ultima generazione sviluppate in collaborazione con i partner locali.

L’obiettivo, dichiarato o meno, è intercettare una fascia di mercato – quella dei SUV premium compatti – dove la concorrenza si fa sempre più serrata e dove l’elettrificazione è ormai un requisito imprescindibile. Recuperare un nome storico come Freelander, in questo contesto, ha un duplice vantaggio: da un lato richiama immediatamente alla mente un’idea di robustezza e capacità off-road tipica della tradizione britannica, dall’altro permette di ripartire da una base di notorietà consolidata senza dover costruire un brand ex novo. Una scelta, quella di Chery e Jlr, che dimostra come nel settore automotive i confini geografici e di proprietà stiano diventando sempre più labili, lasciando spazio a operazioni ibride in cui la componente industriale e quella tecnologica si fondono per dare vita a qualcosa di diverso.

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